Abbazia – Parrocchia San Gerolamo di Quarto (1383)

Via Redipuglia, 24 – Genova Quarto

Sito: http://www.sangerolamo.net/index2.php

Tutte le immagini sono pubblicate su gentile concessione della Parrocchia di San Gerolamo di Quarto

L’abbazia di San Gerolamo di Quarto rappresenta una rara testimonianza della famiglia Spinola in Genova. La sua particolarità consiste nel fatto che vi è attestata una tra le più antiche lapidi Spinola, intitolata a Napoleone Spinola e datata 1411. Essa è nota oggi solo grazie a documenti scritti e non più rintracciabile in loco, comunque la Chiesa si distigue anche per conservare lastre tombali Spinola integre, visibili e assai vetuste, datate 1507 (ad Antonio Spinola e ad Andrea e Francesco Spinola). La parrocchia è aperta ai fedeli e visitabile dal pubblico, sebbene nel tempo abbia subito inevitabili modifiche, come per esempio, l’asportazione delle lapidi a pavimento e la loro ricollocazione lungo le pareti. Le sue mura racchiudono ricordi e memorie Spinola disseminati nella storia pronti ad essere riscoperti dalle persone di oggi che ne sono affascinate. Tra le molte tombe Spinola (vedi Decorazione) si menziona, in particolare, quella di Luciano Spinola di Luccoli († 1433), abitante in Genova nell’omonimo palazzo, Signore di Pietrabissara . Egli ebbe molto a cuore San Gerolamo, ne fu un generoso benefattore e fece edificare la sacrestia (che non è quella attuale, bensì il locale detto “Cappellone”). I suoi figli, Carlo e Giorgio, con Gregorio Spinola fu Benedetto, invece, restaurarono il coro. La presenza di questo ramo degli Spinola di Luccoli in San Gerolamo di Quarto è da mettere in relazione con l’adiacente zona delle ville Spinola. Si ipotizza pertanto che egli avesse in loco una villa extra urbana. E’ ivi documentata, inoltre, la sepoltura di Luca Spinola, Doge dal 1687 al 1689, discendente di Luciano, sebbene non vi siano più concrete testimonianze del nobile sepolcro. Altri Spinola sono legati a San Gerolamo, in particolare, i monaci qui vissuti fra cui Giovanni Domenico Spinola, si rimanda perciò agli approfondimenti.

in breve

Via Redipuglia, 24 – Genova Quarto

Sito: http://www.sangerolamo.net/index2.php

L’abbazia di San Gerolamo di Quarto rappresenta una rara testimonianza della famiglia Spinola in Genova. La sua particolarità consiste nel fatto che vi è attestata una tra le più antiche lapidi Spinola, intitolata a Napoleone Spinola e datata 1411. Essa è nota oggi solo grazie a documenti scritti e non più rintracciabile in loco, comunque la Chiesa si distigue anche per conservare lastre tombali Spinola integre, visibili e assai vetuste, datate 1507 (ad Antonio Spinola e ad Andrea e Francesco Spinola). La parrocchia è aperta ai fedeli e visitabile dal pubblico, sebbene nel tempo abbia subito inevitabili modifiche, come per esempio, l’asportazione delle lapidi a pavimento e la loro ricollocazione lungo le pareti. Le sue mura racchiudono ricordi e memorie Spinola disseminati nella storia pronti ad essere riscoperti dalle persone di oggi che ne sono affascinate. Tra le molte tombe Spinola (vedi Decorazione) si menziona, in particolare, quella di Luciano Spinola di Luccoli († 1433), abitante in Genova nell’omonimo palazzo, Signore di Pietrabissara. Egli ebbe molto a cuore San Gerolamo, ne fu un generoso benefattore e fece edificare la sacrestia (che non è quella attuale, bensì il locale detto “Cappellone”). I suoi figli, Carlo e Giorgio, con Gregorio Spinola fu Benedetto, invece, restaurarono il coro. La presenza di questo ramo degli Spinola di Luccoli in San Gerolamo di Quarto è da mettere in relazione con l’adiacente zona delle ville Spinola . Si ipotizza pertanto che egli avesse in loco una villa extra urbana. E’ ivi documentata, inoltre, la sepoltura di Luca Spinola, Doge dal 1687 al 1689,  discendente di Luciano, sebbene non vi siano più concrete testimonianze del nobile sepolcro. Altri Spinola sono legati a San Gerolamo, in particolare, i monaci qui vissuti fra cui Giovanni Domenico Spinola, si rimanda perciò agli approfondimenti.

scheda

La presenza Spinola nella chiesa di San Gerolamo di Quarto è ampiamente attestata sia attraverso i documenti che ne riportano le donazioni sia per la presenza di alcuni Spinola tra le fila dei monaci dell’abbazia sia per le numerose lapidi tombali dedicate a diversi esponenti di questa nobile famiglia che qui hanno trovato l’ultima dimora sia tramite le cappelle gentilizie Spinola che vi sono state costruite sia ancora per le opere d’arte che le decorano, commissionate appunto da Spinola.

Il Sacerdote D. Nicolò Schiappacasse nel suo Il Monastero di Quarto, Origini e Storia, Pavia 1904, p. 21 ricorda i benefattori Spinola che furono registrati nei documenti conservati presso l’archivio di Monte Oliveto Maggiore (Siena): «(..) Giorgio e Giovanni de’ Spinola di Luccullo, Andreola moglie del Sig. Luciano de’ Spinola, Cipriano Spinola figlio di Luciano e Luciano Spinola, (..), Francesca moglie del fu Luciano Spinola, Battistina Spinola generosa benefattrice dei Monasteri di Quarto, di Portovenere e di S. Maria di Valle Pia a Finale a’ quali lasciò molti beni, Benedetta de’ Spinola, Mariola Pastorino Spinola, indefessa benefattrice del monastero di Quarto cui lasciò alcuni luoghi nelle Compere di S. Giorgio e con le sue munificenze favorì grandemente la Congregazione Olivetana, (..)». E’ però un peccato che Schiappacasse nel ricordare questi benefattori non dia anche un’indicazione cronologica.

A p. 17 dello stesso, si trova citato Fra Lorenzo Spinola, in occasione della riscossione dei beni del monastero presso S. Giorgio: «I pochi beni del monastero di Quarto erano amministrati dal Banco di S. Giorgio e nel 1395 ai 31 di marzo troviamo che Fra Lorenzo Spinola riscuoteva i frutti di lire 250, (..)». Nel corridoio, sopra la porta che immette nel chiostro, è murata una lapide che ricorda il frate Giovanni Spinola morto nel 1672 (per la trascrizione vedi Decorazione). Si ipotizza che la presenza Spinola nel monastero non si limiti ai due sopraccitati ma sia stata ben più numerosa benché ad oggi, non siano note e pubblicate le liste dei nomi dei frati che vi vissero.

Lo Schiappacasse nella sua analisi trascrive accuratamente anche tutte le iscrizioni presenti nella chiesa (pp. 30-34) e, per quanto riguarda quelle Spinola, se ne contano ben quindici, (vedi Decorazione).

L’identificazione delle cappelle Spinola e di quelle di altre famiglie nobili genovesi è ancora oggi discussa. Nell’ultima pubblicazione, Chiesa di San Gerolamo, Quarto, a cura di Piera Ciliberto, Sagep, Genova 2006, le cappelle gentilizie Spinola sono quattro: quella dedicata a Santa Francesca Romana, a destra dell’ingresso; quella di San Gerolamo, l’ultima a destra, prima del presbiterio; la cappella di San Nicola di Bari, nel lato sinistro, di fronte alla cappella invernale e infine, quella del Beato Bernardo Tolomei, a sinistra dell’ingresso.

A questo quadro va però aggiunto il contributo pubblicato in Nicolò Corso, un pittore per gli Olivetani, arte in Liguria alla fine del Quattrocento, Sagep, Genova 1986, dove Marzia Cataldi Gallo e Giorgio Rossini, grazie al ritrovamento di nuove fonti, intrecciate con un’accurata indagine delle strutture, propongono una diversa lettura di alcune parti dell’edificio, tra cui quelle Spinola.

La Cataldi Gallo (p. 58) scopre un documento inedito datato 27 settembre 1403 dove si parla di una cappella fatta costruire da Napoleone Spinola dedicata alla Santa Croce, a S. Giovanni Battista e S. Brigida. Questa, sempre secondo la studiosa, è identificabile con quella attualmente dedicata a S. Nicola, considerando anche il fatto che «la chiave di volta all’incrocio dei costoloni mostri ancora, anche se scalpellato, lo stemma degli Spinola, evidente riferimento al committente della cappella».

Il contributo di Giorgio Rossini mette invece in evidenza come la sacrestia, eretta da Luciano Spinola, non corrisponda a quella attuale ma è identificabile nell’odierna cappella a sinistra del coro, detta anche cappellone, costruita all’inizio del quattrocento. «L’epigrafe che assegna la costruzione della sacrestia a Luciano Spinola fu probabilmente trasferita nella sacrestia attuale nel XVII secolo in seguito ai lavori di rifacimento di questo ambiente». Fu, forse, a causa delle disposizioni post-tridentine impartite da San Carlo Borromeo che venne costruita la sacrestia attuale a destra. «Una data significativa per questi lavori può essere il 1609, come si legge su un’epigrafe conservata in questo locale, Ancellino Spinola hoc sacrarium reparavit».

Grazie agli studi svolti in precedenza, si rammenta che in San Gerolamo si trova anche la tomba di Luca Spinola, Doge dal 1687 al 1689, sebbene all’interno della chiesa non vi sia alcuna lapide o altra testimonianza a ricordarlo.

storia

  • Alcuni frati dell’ordine dei Gerolamini che seguivano la Regola di Sant’Agostino, esuli dalla Spagna per sfuggire alla tirannia di Giovanni di Castiglia, giunsero a Genova e ottennero dal Papa Urbano VI la facoltà di fondare un monastero in Quarto
  • Nella fondazione della chiesa ebbe un ruolo fondamentale il Vescovo Alfonso Pecha che acquistò il 18 dicembre 1383 una possessione per erigere il nuovo monastero
  • Numerosi però sono i documenti del monastero a partire dal 1388, quando esso fu annesso alla Congregazione Olivetana per volontà del fondatore, dal momento che era rimasto solo con un frate e temeva che la Chiesa non sarebbe stata più officiata.
  • Il monastero passò così all’ordine e alla regola di Santa Maria di Monte Oliveto
  • Nel 1389 morì Alfonso Pecha, come ricorda una lapide tuttora conservata nel transetto della chiesa. I funerali videro la partecipazione dei più nobili cittadini di Genova ai quali il priore Frate Niccolò raccomandò di continuare ad occuparsi della chiesa; a tal fine vennero eletti fra i nobili tre Provveditori: Giacomo Scarampi, Giovanni Centurione e Luciano Spinola.
  • Gli Olivetani, subito dopo il loro insediamento, si dedicarono a lavori di ristrutturazione ed ampliamento
  • A partire dal XV secolo, il Monastero fu oggetto di innumerevoli donazioni e dal 1415 si nota una maggioranza di monaci genovesi, per lo più appartenenti a nobili e influenti famiglie come gli Spinola, Adorno, Doria, Sauli, Da Passano, i quali nel corso del secolo contribuirono con offerte ad abbellire la chiesa sia facendo costruire nuove cappelle sia curandone la decorazione
  • Molti nobili, proprio per questo legame con il monastero, scelsero la Chiesa per la loro sepoltura come dimostrano le numerose lapidi che ancora oggi vi sono conservate.
  • Passarono due secoli di tranquillità nei quali la chiesa fu oggetto di numerosi interventi: si aggiunsero cappelle, un più ampio presbiterio, una nuova sacrestia e altre numerose opere che arricchirono, in generale, tutto il complesso
  • Nel 1797 i movimenti rivoluzionari e l’arrivo dell’esercito napoleonico soppressero l’ordine monastico e solo nel 1815 gli Olivetani ritornarono in possesso dei loro beni
  • I tentativi di ridare vita all’abbazia furono però vanificati dalle leggi del 1855 che costrinsero i frati ad esulare dall’abbazia senza farvi più ritorno.
  • Nel 1859 il monastero fu acquistato dall’Ospedale di Pammatone e destinato dapprima ad orfanotrofio femminile, in seguito a cronicario
  • Nel 1925 fu concesso in locazione al Piccolo Cottolengo di don Orione
  • Nel 1944 l’edificio passò per compravendita al conte Gerolamo Gaslini e annesso all’Istituto Ospedaliero Giannina Gaslini.
  • Nel 1958 la chiesa divenne parrocchia e affidata ai Cappuccini che furono sostituiti dai sacerdoti diocesani nel 1984. Il monastero è ancora oggi proprietà dell’Istituto Gaslini.

decorazione

Di seguito si riporta la trascrizione delle lapidi Spinola già pubblicate in N. Schiappacasse, Il Monastero di Quarto, Origini e Storia, Pavia 1904, però, al contrario dello Schiappacasse che ne propone una lettura per collocazione, qua si preferisce una lettura cronologica al fine di mettere ordine tra gli eventi che legano la famiglia Spinola a S. Gerolamo, infine si espone una breve descrizione decorativa delle cappelle Spinola tratta dalla già citata guida Sagep (2006).

La ricerca condotta nel 2013 ha permesso di ritrovare otto delle quindici lastre censite nel 1904 dallo Schiappacasse, precisamente, la: 5, 6, 7, 8, 10, 12, 14 e 15.

1. «1411 Sep. D. Neapolionis Spinulae Caroli patris»

2. «Sepulcrum spectabilis Domini | Liciani Spinulae qui diem suum clausit extremum prima | Ianuarii MCCCCXXXIII» (1433)

3. (1453) «MCCCCLIII die pma octobris | Propter beneficia habita a prae | senti conventu per D. Elianum de Spinulis et Atelaxiam uxorem | eius omni die perpetuo celebrabitur missa una | pro animabus eorum»

4. «Sep. Caroli et Georgii Spinulae filiorum dicti Luciani († 1433) an. 1491. Tandem Gregorius Spinula q. Benedicti chorum eiusdem ecclesiae restauravit an….»

5. «Sepulcrum | Antonii Spinule | q. Domini Artaris et | heredum suor. 1507»

6. «Sepulcrum Andreae et Franci | fratrum de Spinulis quondam Domini | Baptistae et haeredum | suorum MDVII» (1507)

7. «Sepulcrum H. D. Domini | Spinulae ju. utri. Doctoris | et heredum suorum anij MDLXVIII» (1568)

8. «Ancellinus Spinula | M. A. F. pio legato hoc | sacrarium reparavit | A. D. MDCIX id. jan.» (1609)

9. «1612. Cap. et Sep. Vincentii Spinulae q. Ioan. Francisci».

10. «Vescontes Spinola Joannis Francisci | filius sepulcrum vetustate colapsum | transtulit reedificavit sibi et | posteris MDCXII» (1612)

11. «Hoc Divae Franciscae sacellum pro se ac haeredibus tantum a | fundamento erectum et ornatum Vescontes et Magdalena | Spinola coniuges amatissimi quinquaginta annuis libris | ut in eo bis in ebdomanda missa celebretur dotarunt | 1612»

12. «Ne moreretur morti consulit | Io. Dom.cus Spi.la ex Io. | Bapta Dme. Sti Petri | anno MDCXLIX» (1649)

13. «Quod invida vetustas pene deleverat hoc | instaurat censu perpetuo jugi sacrificio | perenni lampade sacra suppellectili decorat | benigna pietas D. D. Ioannis Dominici Spinulae | ex Ioanne Baptista Duce Sancti Petri sibique | monacorum religionem imitandam proposuit | anno salutis MDCXXXXVIIII» (1649)

14. «Ioannis Domini Spinule | … qui | cum vita in hoc cenobio per annos supra duodecim angelicam traduxisset | ad coelum evolans | olivetanis patribus Genuae monasterio a fundamentis erecto | hic novitiatu argenteis suffulto montibus | terris aurae fixit charitatis vestigia | immortales gratias | abbas et monachi marmore consecrabant | anno Domini MDCLXXII» (1672)

15. (senza data) «hanc sacristiam fecit fieri nobilis Luciani Spinula quem | nos abbas prior et fres in numero specialium benefactorum | nostrorum aggregamus ipsumq. uxorem eius et filios volumus participes esse | missarum orationum et omni | um spiritualium operum | nostrorum amen»

Si specifica per completezza che non tutte le quindici lapidi Spinola esistono ancora o sono leggibili ad oggi; già lo Schiappacasse riporta nel suo elenco le fonti da cui ha preso le epigrafi illeggibili o scomparse, in particolare Domenico Piaggio, Ephitaphia, sepulcra et inscriptiones cum stemmatibus, marmorea et lapidea existentia in Ecclesiis Genuensibus, (manoscritto), 1701 e Giacomo Giscardi, Inscrizioni et Epitafij ne’ Luoghi Sacri e profani della Città e Dominio di Genova, (manoscritto), sec. XVIII. Si nota inoltre che le lapidi, un tempo a pavimento, sono state tutte tolte da terra durante i restauri del 1933 e sono state collocate lungo le pareti delle navate laterali o, se nelle cappelle, lungo le pareti di queste, dove ancora oggi si trovano.

Decorazione delle quattro cappelle gentilizie Spinola:

– La prima cappella a destra dell’ingresso è dedicata a Santa Francesca Romana, fondatrice delle Terziarie Olivetane, dipinta nell’atto di ricevere il Bambino dalla Vergine nella pala di ignoto artista genovese posta sull’altare (secolo XVII). La lastra tombale datata 1619 sulla parete di destra ricorda l’edificazione ad opera della famiglia Spinola e fonda l’ipotesi di datazione al periodo 1620-30 del paliotto, assegnato da Belloni a Leonardo Mirano. Sulla parete di destra era un tempo una tela con San Sebastiano (secolo XVII), attualmente conservata in sacrestia.

– Cappella di San Gerolamo, ultima a destra, prima del presbiterio, della prima metà del XVI secolo, gentilizia degli Spinola, sormontata da cupola a sesto rialzato con lanternino e decorata dalla tela con San Gerolamo flagellato dagli angeli, per la quale Mary Newcome ha proposto l’attribuzione a Stefano Maria Legnani, il Legnanino, rigettando il tradizionale riferimento a Gregorio De Ferrari. A destra, sopra il sarcofago, è collocata la tela di Orazio De Ferrari con la Lactatio di San Bernardo, il santo che nel 1625 fu dichiarato protettore di Genova.

– Cappella di San Nicola di Bari (1649), ultima a sinistra, di fronte all’ingresso del cappellone o cappella invernale di S. Croce. La Cataldi Gallo, come già detto nella “Breve descrizione” (a cui si rimanda), la identifica nella cappella fatta costruire da Napoleone Spinola dedicata alla Santa Croce, a S. Giovanni Battista e S. Brigida; è comunque conclamato essere gentilizia degli Spinola. Ornata da una pala di ambito veneto del XVII secolo con Miracolo del Santo sull’altare e, sulla parete sinistra, la Madonna del Rosario con San Domenico e San Francesco d’Assisi attribuito a Giovanni Battista Parodi (Genova 1674-Milano 1730), fratello del più celebre pittore-scultore Domenico.

– Cappella del Santo Bernardo Tolomei, la prima a sinistra dell’ingresso, datata 1612, gentilizia degli Spinola, dedicata al fondatore degli Olivetani. L’ancona con la Visione del Santo e monaci è opera di Giovanni Battista Paggi; incerta l’attribuzione dell’Ascensione di Cristo sulla parete di destra, mentre le due tele lunettate con Sogno di San Giuseppe e Riposo nella fuga in Egitto, in alto, furono realizzate da Domenico Guidobono tra la fine del XVII secolo e gli inizi di quello successivo. Al centro è collocato il piccolo battistero decorato da Adelina Zandrino.

bibliografia

  • D. Nicolò Schiappacasse, Il Monastero di Quarto, Origini e Storia, Pavia 1904
  • Piera Ciliberto (a cura di), Chiesa di San Gerolamo, Quarto, Sagep, Genova 2006
  • Marzia Cataldi Gallo, Il Complesso Olivetano di San Gerolamo di Quarto a Genova. Cenni storici sulle origini del complesso, in Nicolò Corso, un pittore per gli Olivetani, arte in Liguria alla fine del Quattrocento, catalogo della mostra, a cura di Giovanna Rotondi Terminiello, Genova 1986
  • Giorgio Rossini, La chiesa di San Gerolamo e l’architettura religiosa del Quattrocento a Genova e in Liguria, in Nicolò Corso, un pittore per gli Olivetani, arte in Liguria alla fine del Quattrocento, catalogo della mostra, a cura di Giovanna Rotondi Terminiello, Genova 1986
  • Cassiano da Lagnasco (a cura di), Chiesa di San Gerolamo di Quarto, Sagep, Genova 1978
  • Mario Labò, Il patrimonio artistico degli Ospedali Civili di Genova. Il monastero di S. Gerolamo di Quarto, in Il Comune di Genova, Bollettino Municipale mensile, 1926

 

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