Palazzo di Giacomo e Lazzaro Spinola (1585-1588)

Denominazione Spinola: PALAZZO DI GIACOMO E LAZZARO SPINOLA
Nome attuale: Palazzo Cattaneo Adorno
Indirizzo: Via G. Garibaldi, 8 e 10 – Genova
Attuale/i proprietario/i: Famiglia Cattaneo Adorno
Stato di conservazione: ottimo
Visibilità: esternamente. L’interno è visitabile nelle parti comuni (atrio e scalone).
Anni di costruzione: dal 1585 al 1588
Architetto: ignoto

in breve

Denominazione Spinola: PALAZZO DI GIACOMO E LAZZARO SPINOLA
Nome attuale: Palazzo Cattaneo Adorno
Indirizzo: Via G. Garibaldi, 8 e 10 – Genova
Attuale/i proprietario/i: Famiglia Cattaneo Adorno
Stato di conservazione: ottimo
Visibilità: esternamente. L’interno è visitabile nelle parti comuni (atrio e scalone).
Anni di costruzione: dal 1585 al 1588
Architetto: ignoto

scheda

Il palazzo di Giacomo e Lazzaro Spinola è stato progettato per soddisfare le richieste dei due committenti che desideravano la separazione netta delle loro rispettive dimore. Il risultato è un edificio che, esternamente, appare come se fosse un organismo unitario, ben inserito fra gli altri della via (vedi in proposito, le bucature – porte e finestre – del fronte principale che appaiono simmetricamente ripartite) mentre, internamente, la planimetria rivela la convivenza delle due parti, identiche e speculari rispetto all’asse centrale. L’unico elemento esterno che lascia trapelare la vera distribuzione interna è la presenza dei due portali, i quali, essendo perfettamente inquadrati nella composizione frontale sembrano non destare troppo l’attenzione dell’osservatore. La debolezza e la forza di questo palazzo risiedono proprio nel suo essere composto da due parti. Si considera negativamente perché è una tipologia “più povera”, ispirata a principi utilitaristici ed economici più che di magnificenza. Questo schema costruttivo era, inoltre, consueto ed in uso fin dal Medioevo, quindi, di minore importanza rispetto allo sperimentalismo messo in gioco nelle altre nobili dimore di Strada Nuova. Tale “debolezza” assume però carattere eccezionale qualora si consideri il fatto che è l’unico esempio di via Garibaldi ad avere questa caratteristica, inoltre, piacque a Rubens che lo inserì nella sua raccolta di Palazzi, probabilmente, il grande disegnatore, pensando che la sua opera era rivolta soprattutto alla borghesia di Anversa, ritenne opportuno ed interessante presentare anche questo modello, magari meno sfarzoso ma confacente ad un ambiente mercantile, simile a quello genovese. Questa singolarità ricevette anche pesanti giudizi negativi o la più semplice omissione dell’opera, anche se, in effetti, va riconosciuto che il palazzo è stato impostato su criteri di maggiore moderazione. In primo luogo, mancando un impianto assiale, sono venuti meno quegli artifici architettonici che permettono di realizzare scorci prospettici interni, inoltre, non ci sono rifiniture di pregio. Le finestre, infatti, sono prive di una qualche cornice e la facciata è stata trattata con una semplice decorazione pittorica. I portali, ancora una volta, sono gli unici ad avere una forte connotazione distintiva: rivestiti in pietra di Finale, nelle forme del tardo Manierismo; anche il giardino pensile retrostante è apprezzabile, infatti, compensa l’assenza  di effetti scenografici di dentro, consentendo agli affacci un’ampia visuale. Il volume si presenta compatto nei primi tre piani poi, gli ultimi due sono svuotati di una parte, sul retro dell’edificio, permettendo la realizzazione di un ampio e panoramico terrazzo pur sempre diviso a metà fra le due diverse proprietà. (A cura di Silvia Melogno, cfr. Bibliografia).

storia

Il lotto di terreno è acquistato da Giacomo e Lazzaro Spinola dopo il 1583 dagli eredi del banchiere Stefano Lomellini, che l’aveva comprato nel 1568 dagli eredi di Antonio Vivaldi. Il palazzo viene edificato tra il 1585 e il 1588, ultimo tra i palazzi cinquecenteschi di Strada Nuova (..). Esso è caratterizzato da una tipologia architettonica unica tra gli edifici della strada, in quanto è formato da due unità abitative contigue ma distinte. Nel 1599 il palazzo è ancora interamente di proprietà Spinola. (..) Nel 1609 la parte occidentale (n. 10) fu ceduta a Filippo Adorno di Michele da Geronima Spinola, vedova di Giacomo e suocera di Giovanni Battista (1566-1638), fratello dell’acquirente; alla proprietà Adorno si deve la decorazione pittorica della dimora abitata per tre secoli dai discendenti di Giovanni Battista, fino all’estinzione di questo ramo della famiglia (..). Nel 1612 la porzione edilizia di levante (n. 8) fu acquistata da Giacomo Saluzzo, la cui famiglia mantenne la proprietà sino al 1825-1850, quando subentrò il conte Scassi. Prima del 1875, questa parte dell’edificio passò a Stefano Cattaneo, (..). In seguito al matrimonio tra Luigi, figlio di Stefano Cattaneo e Viola Adorno e alla morte di Carolina Cattaneo Della Volta Durazzo (1851-1947) che lasciò eredi i nipoti, le due proprietà furono riunite e il palazzo denominato Cattaneo Adorno (..)”.

(Testo tratto da Parma E. (a cura di), La pittura in Liguria: il Cinquecento, Genova 1999, p. 292).
Il palazzo fu inserito nel sistema dei Rolli: 1588 (II), 1599 (II), 1614 (I) e 1664 (III).

decorazione

Vi è un’evidente disparità circa il trattamento decorativo tra il lato occidentale (n. 10) di proprietà Adorno e quello orientale (n. 8), dei Cattaneo. Quest’ultimo ha una sala decorata da Francesco Semino con la Vittoria di Damiano Cattaneo a Cipro del 1373, commissionata da Stefano Cattaneo che fece, inoltre, restaurare da Giuseppe Isola parti degli affreschi cinquecenteschi raffiguranti le Storie di Psiche, attribuiti a Gio Andrea Ansaldo (1584-1638). La parte occidentale (n. 10) presenta, invece, un copioso repertorio pittorico voluto da Giovanni Battista Adorno ed eseguito quasi interamente da Lazzaro Tavarone ed aiuti (nel seguito, ove non altrimenti specificato, gli affreschi sono di sua attribuzione). Piano terra: l’atrio presenta nel riquadro centrale della volta, Raffaele Adorno assedia la città di Tunisi (?) (1388-1389). Salone, con volta a padiglione lunettata e, nel riquadro centrale, Guglielmo Embriaco espugna Gerusalemme. Intorno ad esso si sviluppa un’articolata ornamentazione: nei pennacchi centrali dei lati lunghi della volta vi sono, ad est, la Consegna delle ceneri del Battista e, ad ovest, il Dono del Sacro Catino, mentre, tutti gli altri riportano Figure allegoriche. Nelle lunette sono Episodi della conquista di Gerusalemme, legata all’impresa dell’Embriaco nella prima crociata, mentre, nei celetti delle stesse vi sono Putti volanti con diversi attributi, i quali cambiano secondo quanto raffigurato nelle lunette. Le volte a crociera della scala sono decorate a grottesche con Figure allegoriche entro edicole da aiuto di Lazzaro Tavarone. Piano nobile, la volta a padiglione del salone (o sala degli specchi) mostra le Gesta del doge Antoniotto Adorno per la liberazione di papa Urbano VI assediato da Carlo III re di Napoli a Nocera (1385), in particolare, il riquadro centrale raffigura, Antoniotto Adorno doge che accoglie a Genova Urbano VI, mentre, nei riquadri laterali sono: ad ovest, Antoniotto Adorno invia Clemente Fazio a liberare Urbano VI, a nord, Clemente Fazio conduce Urbano VI a Genova, ad est, Papa Urbano VI accolto a San Giovanni di Prè, infine, a sud, La partenza di papa Urbano VI da Genova. Vi sono, inoltre, quattro sale affrescate ed un disimpegno. La prima sala ha una volta a padiglione lunettata con, nel riquadro centrale, Raffaele Adorno conquista l’isola di Gerba nel 1388. Nei pennacchi sono Virtù, nelle lunette, Putti e Figure allegoriche di fiumi italici, infine, nei celetti, otto Scene di battaglia tra divinità marine e quattro Testine di venti. La seconda, attribuita ad aiuto di Lazzaro Tavarone (?) e Gio Andrea Ansaldo (?), ha volta a padiglione con, nel riquadro centrale, Minerva e Vittoria (?). I due soggetti sono posti su uno sfondo a monocromo blu, circoscritti da una balaustra marmorea in prospettiva. Intorno, decorazioni a grottesche, cartelle ottagonali con Figure allegoriche rappresentanti i Sette peccati capitali e la Sciocchezza, infine, edicole minori con altre Figure allegoriche. La terza sala ha volta a padiglione con, nel riquadro centrale, l’Annuncio dell’angelo ad Agar e Ismaele, intorno, grottesche. L’ultima, di Lazzaro Tavarone e Gio Andrea Ansaldo (?), ha volta a padiglione con, nel riquadro centrale, L’angelo del Signore trasporta il profeta Abacuc in Babilonia affinché sfami Daniele nella fossa dei leoni. I due personaggi sono posti, anche i questo caso, (vedi seconda sala), su sfondo a monocromo blu, circoscritti da una balaustra marmorea in prospettiva. Intorno, decorazione a grottesche e riquadri con Storie di Daniele. Disimpegno, con volta decorata da un ottagono centrale con Cupido bendato in paesaggio, circondato da grottesche. (A cura di Silvia Melogno, cfr. Bibliografia).

bibliografia

  • AA.VV., Genua Picta. Proposte per la scoperta e il recupero delle facciate dipinte, Genova 1982, p. 255 (testo indicato per un approfondimento circa gli affreschi sui prospetti dell’edificio)
  • Alizeri F., Guida artistica per la città di Genova, Genova 1846-1847, II.1, pp. 422-439 (“Palazzo del March. Agostino Adorno”)
  • Alizeri F., Guida illustrativa del cittadino e del forestiero per la città di Genova e sue adiacenze, Genova 1875, pp. 185-189 (“Palazzo Adorno/Stefano Cattaneo”)
  • Banchero G., Genova e le due riviere. Descrizione, Genova 1846, II, pp. 19-21 (“Palazzo del Mse. Agostino Adorno”)
  • Caraceni F., Una strada rinascimentale. Via Garibaldi a Genova, Genova 1992, pp. 117-128
  • Catalogue of the Drawings Collection of the Royal Institute of British Architects, O-R, ed. J. Lever, Franborough 1976, p. 166
  • Croce I. (a cura di) con disegni di Guido Zibordi Marchesi, La misura della bellezza. I 42 Palazzi dei Rolli, Genova 2009, pp. 39-40
  • Description des beautés de Gênes et de ses environs, Genova 1768, p. 90 (“Palais Adorno”)
  • Descrizione di Genova e del Genovesato, Genova 1846, III, p. 294 (“Palazzo Adorno”)
  • Labò M., I palazzi di Genova di P.P. Rubens e altri scritti di architettura, Genova 1970, pp. 151-153
  • Marchi P. (a cura di), Strada Nuova. Eredità di un intervento rinascimentale a Genova, Genova 2001, vol. I, pp. 45-46 e 62
  • Nouvelle description des beautés de Gnêes et de ses environs, Genova 1819, p. 159 (“Palais Adorno”)
  • Parma E. (a cura di), La pittura in Liguria: il Cinquecento, Genova 1999, pp. 292-299
  • Poleggi E. (a cura di), Guide di Architettura. Genova, Chieri (To) 1998, p. 75
  • Poleggi E. (a cura di), Una reggia repubblicana. Atlante dei palazzi di Genova 1576-1664, Torino 1998, p. 175
  • Poleggi E. e F. (a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova 1974, pp. 152-154 e 313 (“Palazzo del signor Marchese Agostino Adorno”)
  • Poleggi E., Genova una civiltà di palazzi, Milano 2002, pp. 114-116
  • Poleggi E., Strada Nuova una lottizzazione del Cinquecento a Genova, Genova 1968, pp. 341-358
  • Pomella G. (a cura di) fotografie di Tambuscio P., Palazzi dei Rolli, Genova 2003, p. 49
  • Ratti C.G., Instruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura, scultura ed architettura, Genova 1780, p. 272 (“Palazzo del Sig. Filippo Adorno”)
  • Ratti C.G., Istruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura, scultura ed architettura, Genova 1766, p. 241 (“Palazzo del Signor Filippo Adorno”)
  • Rott H.W. (by), Rubens. Palazzi di Genova: architectural drawings and engravings, London 2002, vol. I pp. 210-213, vol. II fig. dalla 208 alla 213
  • Rubens P.P., Palazzi di Genova, Antwerp 1622 (e 1652), (Palazzi Moderni: “Palazzo del Sig.r Giacomo Saluzzo/del Sig.r Giovan Battista Adorno”)
  • Torriti P., Tesori di Strada Nuova la Via Aurea dei genovesi, Genova 1970, pp. 176-206
  • Vagnetti L. (a cura di), Genova, Strada Nuova, Genova 1970, pp. 193-202

 

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