Palazzo di Gio. Batta Spinola (1560-1562)

Denominazione Spinola: PALAZZO DI GIO. BATTA SPINOLA
Nome attuale: Palazzo Negrone
Indirizzo: Piazza Fontane Marose, 3 e 4 – Genova
Attuale/i proprietario/i: Privati
Stato di conservazione: ottimo
Visibilità: esternamente. L’interno è visitabile nelle parti comuni (atrio) per quanto riguarda il civ. 4
Anni di costruzione: L’aspetto attuale è il frutto di una riedificazione di prospetti (numeri civici 3 e 4) realizzata alla fine del XVIII secolo da Antonio Barabino per il marchese Negrone, incorporando una costruzione eretta tra il 1560 e il 1562

Architetto: sconosciuto

in breve

Denominazione Spinola: PALAZZO DI GIO. BATTA SPINOLA
Nome attuale: Palazzo Negrone
Indirizzo: Piazza Fontane Marose, 3 e 4 – Genova
Attuale/i proprietario/i: Privati
Stato di conservazione: ottimo
Visibilità: esternamente. L’interno è visitabile nelle parti comuni (atrio) per quanto riguarda il civ. 4
Anni di costruzione: L’aspetto attuale è il frutto di una riedificazione di prospetti (numeri civici 3 e 4) realizzata alla fine del XVIII secolo da Antonio Barabino per il marchese Negrone, incorporando una costruzione eretta tra il 1560 e il 1562

Architetto: sconosciuto

storia

Una caratteristica predominante di palazzo Negrone è il suo lungo affaccio su Fontane Marose che, seppur diverso da come si vede oggi, faceva da fondale alle feste che si svolgevano nella piazza a partire dal 1550, dopo la costruzione di Strada Nuova. Grossi Bianchi L. e Poleggi E. in Una città portuale del medioevo. Genova nei secoli X-XVI, Genova 1980, II ed., p. 265, così si esprimono: “(..) la nuova piazza del Fonte Moroso, con la sua complessa e un po’ casuale articolazione dove al cuore centrale si affaccia ad un capo, come tribuna, la piazza sopraelevata degli Spinola, mentre l’altra estremità è prolungata nella fuga prospettica della strada, si adatta ad essere vissuta come spazio scenico. Uno spazio che, con lo spettacolo mondano delle feste di carnevale ed in altre occasioni, è fruito soprattutto dall’azione dei protagonisti che sono le giovani generazioni degli stessi signori dei palazzi. Secondo il principio dell’investimento ostentatorio come base della potenza sociale, (..)”. Oggi, sebbene il prospetto principale sia unificato, l’edificio non nasconde comunque la sua originale articolazione grazie ai due monumentali ingressi. Fin dagli inizi (1566), infatti, il lato a settentrione della piazza si componeva, dall’angolo di Portello, di tre edifici: quello della famiglia Interiano (attuale civico 2), di Francesco de Ugarte, ambasciatore spagnolo a Genova dal 1529 la cui figlia, Maria, aveva sposato Guglielmo Spinola, figlio di Antonio (civico 3) ed infine, l’edificio di Bernardo Spinola (civico 4). I due corpi di fabbrica (civ. 3 e 4) che definiscono l’attuale palazzo Negrone si trovano ancora separatamente iscritti ai Rolli del 1588, 1599 e 1614. Il civico 3 è indicato, per il 1588 ed il 1599, di Luca de Negrone mentre, il civico 4, negli stessi anni, risulta di proprietà di Gio. Batta Spinola, ancora nel 1614, il civico 3 è di Antonio Sauli mentre, il 4 non compare. Nel 1630 il civico 4 è acquistato da Gio Tommaso Airolo e nel 1645 il figlio, Agostino Airolo, diventa proprietario dell’attiguo civico 3. E’ sotto la conduzione di questa famiglia ed, in particolare, di Agostino che le due parti vengono unite, procedendo anche con lavori di abbellimento esterno (costruzione dei poggioli) e nella decorazione degli interni. Negli anni 1656-57 la città vive un periodo di generale crisi economica causata da un’epidemia di peste che travolge, in un drammatico crollo finanziario anche Agostino Airolo. Nel Rollo del 1664, infatti, il proprietario è Gio. Batta Negrone, non a caso, in quanto già dal 1528 gli Airolo, famiglia di mercanti e finanzieri, è ascritta all’Albergo dei Negrone, di antica nobiltà. Essi continuarono i lavori intrapresi dal predecessore ed anzi, arricchirono ulteriormente il palazzo di altre pregevoli opere artistiche. Ennio Poleggi, nella sua guida, Palazzo Negrone. Fontane Marose piazza di strada Nuova, in Genova Città Inaspettata, n. 29, Genova 2008, pp. 19-22, descrive così questo periodo: “Destino vuole che il marchese Francesco Negrone fra i cittadini più autorevoli, notasse con attenzione il primo Carlo Barabino dal disegno di Ornato ai primi lavori di decorazione, e lo chiamasse a rinnovare il palazzo, dal decoro del portale di marmo bianco a molti nuovi lavori d’interno. Per altro la multiforme professionalità del Barabino non avrà indugi a rialzare il lastricato di una piazza sprofondata da secoli e riequilibrare allo stesso tempo il basamento esterno. Intervenne due volte sulla grande facciata, prima con il padre Antonio nel 1793 oltre che ai suoi due saloni neoclassici del primo piano e, dopo, a ristrutturare la facciata orientale con apposita porta d’ingresso sulla plateola, oltre che il corpo a due piani, ancora oggi tangente alla parete sinistra del palazzo già Spinola. Tutto si propone con l’apparente semplicità di un capitolato (2 giugno 1832) riguardo al riordino del basamento esterno, imposto da un riassetto viario che viene via via migliorandosi. (..) L’aggiornamento di quote orizzontali in una vasta piazza storica non altrimenti differibile, impose d’innalzare ingressi, solai, soffitti e, ovviamente, ridurre spazii ai piani inferiori. (..)”.

Il civico 3 fu inserito nel sistema dei Rolli: 1588 (III), 1599 (III), 1614 (II). Il civico 4, a sua volta, risulta così classificato: 1588 (III), 1599 (III) e 1664 (III), a quest’ultima data, come sopra spiegato, il palazzo è, ormai, unificato (civ. 3 e 4).

(Testo a cura di Silvia Melogno, cfr. Bibliografia).

decorazione

Galleria, gli affreschi della volta, opera di alta qualità di Giovanni Battista Carlone, sono datati presumibilmente tra il 1652 ed il 1656. Essi raffigurano un ciclo ispirato ad un ben preciso episodio dell’Eneide. “La scena centrale si riferisce alla Supplica di Venere a Giove in favore del figlio Enea costretto a lasciare Troia portando con sé i Penati; le altre due scene, ai lati, si riferiscono alla guerra condotta da Giunone contro Enea: a sinistra Giunone in atto di scatenare Marte e le Furie, a destra Giunone che chiede a Eolo di impedire il viaggio di Enea. Nelle lunette che mediano la volta alle pareti sono raffigurate alcune allegorie di non facile lettura, tranne quelle della Castità e forse della Discordia e, nei peducci, una serie di puttini che reggono i simboli relativi alla vicenda”. (Testo tratto da Gavazza E., La grande decorazione a Genova, I, Genova 1974, pp. 255-259; per un approfondimento critico circa l’interpretazione di tale ciclo si rimanda al medesimo testo, pp. 259-263 e Pesenti F.R., Il cortonismo a Genova: Bottalla e G.B. Carlone in un programma politico affrescato, in “Trasparenze”, 3/98, pp. 36-45). Le pareti della galleria sono, anch’esse, dipinte: “In questa stessa galleria, la cui volta rappresenta il capolavoro in assoluto del Carlone (..), sulla lunga parete di fronte alle finestre, sono affrescati quattro paesaggi inseriti entro quadrature architettoniche. (..) I quattro affreschi che rappresentano due scene campestri e due scene marine, più precisamente Giardino di villa con gruppi di gentiluomini e dame, Viandanti che chiedono strada in un paesaggio rupestre, Cantiere navale su una spiaggia, Combattimento navale con naufragi sono registrati solo da fonti tardive, per la precisione, dalle due Guide dell’Alizeri del 1847 e del 1875, il quale ne indica l’autore in «quel Gio. Angelo Vicino, (..)»”. (Testo tratto da Biavati G., «Paesaggio con figure». Problemi di collaborazione tra paesisti e figuristi, in “Bollettino dei Musei Civici Genovesi”, I, n.2, ottobre 1979, pp. 99; la stessa autrice, nel prosieguo del suo saggio, individuerà come autori di tali affreschi, Gio. Angelo Vicino e Cornelis De Wael ma, per completezza si rimanda a detto testo). Si rileva, inoltre, sempre per la galleria, l’intervento settecentesco dei fratelli Bartolomeo e Domenico Guidobono, che realizzarono quattro medaglioni a monocromo rossastro con Storie di Enea.

Salotto, affrescato da Giovanni Maria Bottalla, morto nel 1644 ed ultimato da Gioacchino Assereto. “Il salotto mostra ad affresco nel soffitto il riquadro centrale con Marsia scorticato da Apollo, nella curvatura della volta un mosso fregio di satiri e ninfe con festoni intrecciati, e sulle pareti, nelle lunette divinità pagane, e sotto, telamoni che sostengono il fregio, tra i quali si aprono vedute di città. All’Assereto che compì l’opera, sono riferibili almeno il quadro centrale, il Giove delle lunette e le vedute di città con la quasi totalità dei telamoni”. (Testo tratto da Pesenti F.R., Il cortonismo a Genova: Bottalla e G.B. Carlone in un programma politico affrescato, in “Trasparenze”, 3/98, p. 31, si evidenzia, inoltre, come per Pesenti vi sia uno stretto rapporto tra il soggetto scelto per questo salotto e quello dell’adiacente galleria, questo legame viene indagato nel sopraccitato testo).

Cappella, “ordinata nel 1644 allo scultore Gio. Angelo Falcone dalla vedova di Gio. Tomaso Ayrolo”, (Testo tratto da Poleggi E., Palazzo Negrone. Fontane Marose piazza di strada Nuova, in Genova Città Inaspettata, n. 29, Genova 2008, p. 15), mentre, la piccola cupola, fu decorata da Andrea Ansaldo con Gloria della Vergine Assunta.

Sala, affrescata da Domenico Parodi (1668-1740) e dal quadraturista Francesco Costa (?) con Gloria della famiglia Negrone. La committente fu Anna Negrone, “nel rispetto di un programma allegorico di sicuro gradimento e di facile decodificazione simbolica, legandosi le immagini delle Allegorie ai personaggi giovani della famiglia ritratti al naturale negli angoli sopra la cornice”. (Testo tratto da Gavazza E., Lo spazio dipinto. Il grande affresco genovese nel ‘600, Genova 1989, p. 230 e figg. 561-564).

Si ricordano, infine, i “due saloni neoclassici del primo piano” realizzati da Carlo Barabino alla fine del ‘700 (vedi Cenni storici).

(Testo a cura di Silvia Melogno, cfr. Bibliografia).

bibliografia

  • Alizeri F., Guida artistica per la città di Genova, Genova 1846-1847, II.1, pp. 521-535
  • Alizeri F., Guida illustrativa del cittadino e del forestiero per la città di Genova e sue adiacenze, Genova 1875, pp. 212-215 e 224-228
  • Alizeri F., Notizie dei professori del disegno in Liguria dalla fondazione dell’Accademia, vol. III, Genova 1866, pp. 7-147
  • Biavati G., «Paesaggio con figure». Problemi di collaborazione tra paesisti e figuristi, in “Bollettino dei Musei Civici Genovesi”, I, n.2, ottobre 1979, pp. 93-123
  • Boggero F. (a cura di), Un pittore genovese del Seicento, Andrea Ansaldo, 1584-1638, restauri e confronti, catalogo della mostra, Genova, Commenda di Pré – 25 gennaio/3 marzo 1985, Genova 1985, p. 15, fig. 9
  • Brena A., Embriaco P.G., Vassallo E., Palazzo Negrone in Arkos, supplemento al numero 7/2004, Il restauro dei Palazzi dei Rolli, (a cura di) G. Bozzo, C. Montagni, C. Pastor, G. Peirano, pp. 44-47
  • Castelnovi G.V., Intorno all’Assereto, in “Emporium”, LX/7, 1954, pp. 17-35
  • De Negri E., Ottocento e rinnovamento urbano. Carlo Barabino, Genova 1977
  • Gauthier M.P., Les plus beaux èdifices de la ville de Gênes et de ses environs, Paris 1818-32, I, 1818, tav. 82-83 (“Palais Negroni”)
  • Gavazza E., La grande decorazione a Genova, I, Genova 1974, pp. 255-263; 280-294 e 318-325
  • Gavazza E., Lo spazio dipinto. Il grande affresco genovese nel ‘600, Genova 1989, p. 77 e 230, figg. 561-564
  • Gavazza E., Magnani L., Pittura e decorazione a Genova e in Liguria nel Settecento, Genova 2000, pp. 24-27, 80, 173, 176, 405 (n. 65), 422
  • Magnani L., Il Tempio di Venere, Giardino e Villa nella Cultura Genovese, Genova 2005, pp. 151-152, figg. 188-190
  • Migliorini M., Gio Maria Bottalla: un savonese alla scuola di Pietro da Cortona, in “Atti e Memorie. Società Savonese di Storia Patria”, n.s. XII, 1978, pp. 75-85
  • Pesenti F.R., Gli affreschi di Palazzo Ayrolo-Negrone. Le premesse e il seguito, in “Trasparenze”, 5/99, pp. 37-51
  • Pesenti F.R., Il cortonismo a Genova: Bottalla e G.B. Carlone in un programma politico affrescato, in “Trasparenze”, 3/98, pp. 27-45
  • Pesenti F.R., La pittura in Liguria. Artisti del primo Seicento, Genova 1986, pp. 148-153
  • Poleggi E. (a cura di), Una reggia repubblicana. Atlante dei palazzi di Genova 1576-1664, Torino 1998, p. 185
  • Poleggi E. e F. (a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova 1969, pp.163-165
  • Poleggi E., Palazzo Negrone. Fontane Marose piazza di strada Nuova, in Genova Città Inaspettata, n. 29, Genova 2008
  • Poleggi E., Strada Nuova una lottizzazione del Cinquecento a Genova, Genova 1972, p. 112, n.6 e 170
  • Pomella G. (a cura di) fotografie di Tambuscio P., Palazzi dei Rolli, Genova 2003, p. 25
  • Ratti C.G., Instruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura, scultura ed architettura, Genova 1780, pp. 291-292
  • Rausa M., Piazza Fontane Marose, a cura del Credito di Venezia e del Rio de la Plata, Genova 1963, pp. 54-55; 80-84 (vedi inoltre, per un approfondimento circa la storia della Famiglia Spinola, pp. 84-94 e della Famiglia Negrone pp. 75-79)
  • Soprani R., Ratti C.G., Vite de’ pittori, scultori ed architetti genovesi di Raffaello Soprani patrizio genovese. In questa seconda edizione rivedute, accresciute, ed arricchite di note da Carlo Giuseppe Ratti, Genova 1768, I, pp. 210; 275-276; 302; II, pp. 5; 212-213; 245

 

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