Palazzo di Gio. Domenico Spinola (XVII secolo, aspetto esterno attuale 1923)

Denominazione Spinola: PALAZZO DI GIO. DOMENICO SPINOLA
Nome attuale: Palazzo Spinola alla Prioria di Sant’Agnese
Indirizzo: Via di Vallechiara, 2 o Largo della Zecca, 2 (annesso) – Genova
Attuale/i proprietario/i: Comando Militare Esercito Liguria
Stato di conservazione: buono
Visibilità: in esterno
Anni di costruzione: sconosciuto
Architetto: sconosciuto

in breve

Denominazione Spinola: PALAZZO DI GIO. DOMENICO SPINOLA
Nome attuale: Palazzo Spinola alla Prioria di Sant’Agnese
Indirizzo: Via di Vallechiara, 2 o Largo della Zecca, 2 (annesso) – Genova
Attuale/i proprietario/i: Comando Militare Esercito Liguria
Stato di conservazione: buono
Visibilità: in esterno
Anni di costruzione: sconosciuto
Architetto: sconosciuto

scheda

Trattare di palazzo Spinola alla Prioria di Sant’Agnese implica inevitabilmente riferirsi al più famoso palazzo di Giacomo Lomellini, questo perché, come già detto (vedi “Cenni storici”), i due furono accorpati nel 1922. Gli scritti relativi alla nobile dimora vanno ricercati, di conseguenza, anche all’interno delle pubblicazioni attinenti quello Lomellini. Quest’ultimo rappresenta l’elemento dominante della coppia in quanto più ricco sia sotto il profilo artistico e decorativo sia per le scelte architettoniche, infatti, molti autori si sono soffermati ad analizzarlo, trattando, purtroppo, marginalmente di palazzo Spinola. Paola Roseo, nel capitolo Il Palazzo nel XX secolo, in Palazzo Lomellini Patrone, a cura di E. Poleggi, Genova 1995, p. 44, scrive: «L’edificio di proprietà della Congregazione di Carità del Comune, amministratrice dell’Albergo dei Poveri, si componeva di tre piani, oltre a quello terreno, i sotterranei ed il sottotetto. Il palazzetto, che viene ancor oggi indicato come palazzo Spinola alla Prioria di Sant’Agnese dal nome dei suoi antichi proprietari, passò probabilmente alla Congregazione fra il XVIII ed il XIX secolo (il brano sopra citato indica, come data, il 1752), periodo al quale è databile la realizzazione dello scalone che collega il piano terreno al secondo piano nobile. Nel corso della seduta del Consiglio Comunale dell’11 gennaio 1922, venne presentato il progetto per i lavori da effettuarsi in entrambi gli edifici: tali lavori ebbero inizio nel mese di luglio, dopo che il palazzo ebbe ospitato l’ufficio stampa della Conferenza Internazionale di Genova. L’intervento consistette principalmente nell’accorpamento dei due edifici ed in un cospicuo restauro di Palazzo Lomellini. Il collegamento venne realizzato mediante la costruzione di due vani scala di connessione che resero necessario il livellamento delle quote di alcuni pavimenti».

storia

Palazzo Spinola alla Prioria di Sant’Agnese, appartenuto in precedenza a Cattaneo De Marini a cui era intestato nel Rollo del 1614 (I bussolo), sorge a ridosso della più celebre dimora di Giacomo Lomellini alla quale, come si vedrà, è strettamente legato. Nel 1636 fu acquistato da Gio. Luca Spinola e nel 1664, appare nell’elenco dei Rolli (II bussolo), a nome del senatore Gio. Domenico Spinola seniore. Egli avviò, a partire dal 1670, un programma edilizio finalizzato ad un progressivo ampliamento verso nord, con l’annessione di alcune unità immobiliari attigue. Nel 1752 la proprietà è del Magistrato dei Poveri che lo trasformò prima, in residenza borghese poi, con l’Unità d’Italia, in Gabinetto di Geologia e Mineralogia della Regia Università e Scuola tecnica. Nel 1921 fu acquistato dal Municipio che avviò ingenti lavori per unire la fabbrica con l’attiguo palazzo Lomellini. Dal 1923, anno di conclusione delle opere, fino al 1928, entrambi gli edifici, ormai corpo-unico, furono sede dei nuovi Uffici Comunali ed, in particolare, per quanto concerne l’ex palazzo Spinola, il primo piano fu riadattato per collocarvi l’ufficio anagrafe mentre, per il piano terreno, ancora occupato da negozi, era previsto il restaurato. (Notizie tratte da Nuovi uffici comunali. Il palazzo Patrone, in Il comune di Genova. Bollettino municipale mensile, Anno IV – n. 7, 31 luglio 1924, pp. 855-862). Nel 1928 l’immobile venne adibito a Casa del Fascio e donato alla Federazione Provinciale Genovese dei Fasci dall’allora Podestà, Eugenio Broccardi. Antonio Cappellini, nel suo articolo, La casa del Fascio, in Genova. Rivista municipale, Anno XIII – n. 6, Giugno 1933 – XI, pp. 501-513, così scrive: «Nel contiguo palazzetto di Sant’Agnese, fornito d’ingresso separato su via Vallechiara, hanno stanza gli Uffici e Comando dei Giovani Fascisti; il Laboratorio delle Giovani Fasciste; l’Ufficio Sportivo del Partito; la Coorte Marinara Opera Nazionale Balilla; l’Unione Sindacati Agricoltura; l’Ufficio Arditi d’Italia». Nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, gli affreschi di palazzo Spinola furono danneggiati da spezzoni incendiari ed anche quelli dell’adiacente ala Lomellini, furono lesionati a causa degli spostamenti d’aria. Nel 1945 l’edificio venne destinato al Comando Militare Territoriale che tutt’oggi vi si trova.

Il palazzo fu inserito nel sistema dei Rolli: 1614 (I) e 1664 (II).

decorazione

Palazzo Spinola alla Prioria di Sant’Agnese racchiude due salotti affrescati, entrambi collocati al secondo piano. Si rimanda al testo di Paola Roseo, Gli affreschi dei Carlone in Palazzo Lomellini Patrone, a cura di E. Poleggi, Genova 1995, pp. 100-115 ed a E. Gavazza, La grande decorazione a Genova, Genova 1974, pp. 95, 188-189, 337 n. 58, 349 n. 72; figg. 84, 193, 194, per un loro completo esame ed un’accurata descrizione.

Il primo salotto presenta la volta affrescata dai fratelli Giovanni e Giovanni Battista Carlone, (quest’ultimo, sembra, sia succeduto nella realizzazione dell’opera, al fratello più grande, Giovanni, in quanto venuto a mancare nel 1630), il cui quadro centrale raffigura Il Cardinale Gio Domenico Spinola che riceve l’Infanta Maria di Spagna a Ventimiglia il 25 giugno 1630. L’episodio si riferisce ad un fatto storico, la venuta dell’Infanta a Genova per sfuggire all’epidemia di peste che allora imperversava. Il quadro centrale è circondato da una ricca decorazione architettonica che propone sui quattro lati delle balconate riprese in prospettiva per “sfondare” lo spazio e dare così un illusorio respiro alla scena. Ai balconi con balaustre sono raffigurati Musici e cantori, finemente affrescati. Il secondo salotto, opera di Giovanni Battista Carlone, raffigura Il sacrificio di Isacco. La scena centrale, anche in questo caso, è riquadrata da una cornice architettonica che simula, ancora, una balaustra movimentata con un gioco a scacchiera di rientranze e sporgenze; al di sotto, vi è un’ulteriore fascia, sempre architettonicamente articolata con oculi e ottagoni attraverso i quali compaiono graziosi putti con fiori, ritratti in diverse e fantasiose pose.

Rimane, infine, una grande sala (attualmente adibita a biblioteca) con una decorazione a motivi architettonici che circondano un grande quadro centrale, oggi, bianco ma che, come riporta E. Gavazza in Palazzo Patrone, Guide di Genova, n. 64, Genova 1978, p. 13, «certamente incorniciava un «quadro» scomparso».

bibliografia

  • Altavista C., L’Albergo dei Poveri a Genova: proprietà immobiliare e sviluppo urbano in Antico Regime (1656-1798), in Atti della Società ligure di storia patria, nuova serie XXXIX, (CXIII) fasc. I, Genova MCMXCIX, pp. 493-529 (vi è un breve cenno a p. 520)
  • Altavista C., La proprietà immobiliare a Genova in Antico Regime. Un fenomeno urbano dall’osservatorio dell’Albergo dei poveri, tesi di laurea, Genova, Facoltà di Architettura, A.A. 1995-96, rel. Prof. E. Poleggi, (per quanto riguarda l’edificio in esame, vedi: I, parte seconda, Scheda IV, Gio. Domenico Spinola, due diversi modi di intendere la beneficenza. La casa di salita Pollaiuoli e il palazzo di Vallechiara (1737-1799), pp. 184-207
  • Belloni V., Pittura genovese del Seicento dal Manierismo al Barocco, Genova 1969, p. 147
  • Cappellini A., La casa del Fascio, in Genova. Rivista municipale, Anno XIII – n. 6, Giugno 1933 – XI, pp. 501-513
  • Castagna D., Guida di Genova, Genova 1924, p. 857
  • Castelnovi G.V., La prima metà del Seicento: dall’Ansaldo a Orazio de Ferrari, in La pittura a Genova e in Liguria dal Seicento al primo Novecento, Genova 1971
  • Ceschi C., I monumenti della Liguria e la guerra 1940-45, Genova 1949, pp. 216-217
  • Gavazza E., La grande decorazione a Genova, Genova 1974, pp. 95, 188-189, 337 n. 58, 349 n. 72; figg. 84, 193, 194
  • Gavazza E., Palazzo Patrone, Guide di Genova, n. 64, Genova 1978
  • Nuovi uffici comunali. Il palazzo Patrone, in Il comune di Genova. Bollettino municipale mensile, Anno IV – n. 7, 31 luglio 1924, pp. 855-862
  • Poleggi E. (a cura di), Palazzo Lomellini Patrone, Genova 1995, pp. 44-46; 100-115
  • Poleggi E. (a cura di), Una reggia repubblicana. Atlante dei palazzi di Genova 1576-1664, Torino 1998, p. 168
  • Pomella G. (a cura di) fotografie di P. Tambuscio, Palazzi dei Rolli, Genova 2003, p. 63
  • Soprani R., Ratti C.G., Vite de’ scultori ed architetti genovesi di Raffaello Soprani patrizio genovese. In questa seconda edizione rivedute, accresciute, ed arricchite di note da Carlo Giuseppe Ratti, Genova 1768, I, p. 264
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