Palazzo di Gio Giacomo Spinola e Palazzo di Benedetto Spinola (attuale aspetto 1838)

Denominazione Spinola: PALAZZO DI GIO GIACOMO SPINOLA E PALAZZO DI BENEDETTO SPINOLA
Nome attuale: Palazzo Spinola di Luccoli – Balestrino
Indirizzo: Piazza Fontane Marose, 1 – Genova
Attuale/i proprietario/i: Banca Intesa Sanpaolo
Stato di conservazione: ottimo
Visibilità: esternamente
Anni di costruzione: sconosciuto
Architetto: il disegno della facciata è opera dell’architetto Nicolò Lavernada (1765-1854); l’esecuzione dei lavori fu, invece, affidata all’architetto Angelo Cavanna (1782-1859)

in breve

Denominazione Spinola: PALAZZO DI GIO GIACOMO SPINOLA E PALAZZO DI BENEDETTO SPINOLA
Nome attuale: Palazzo Spinola di Luccoli – Balestrino
Indirizzo: Piazza Fontane Marose, 1 – Genova
Attuale/i proprietario/i: Banca Intesa Sanpaolo
Stato di conservazione: ottimo
Visibilità: esternamente
Anni di costruzione: sconosciuto
Architetto: il disegno della facciata è opera dell’architetto Nicolò Lavernada (1765-1854); l’esecuzione dei lavori fu, invece, affidata all’architetto Angelo Cavanna (1782-1859)

scheda

Quando l’edificio fu di proprietà del Credito di Venezia e Rio de la Plata, vennero apportati sostanziali cambiamenti di cui Matilde Rausa in, Piazza Fontane Marose, a cura del Credito di Venezia e del Rio de la Plata, Genova 1963, pp. 101-102, riporta la descrizione: «Il vetusto edificio, cui nei secoli erano state portate continue variazioni e aggiunte di struttura, presentava anche diversi punti di scarso equilibrio statico, per cui fu necessaria anzitutto un’opera di rafforzamento e ripristino uniforme partendo dalle fondamenta che, in diverse zone, furono rafforzate ed approfondite, e salendo sino all’ultimo piano con l’allineamento ed il sostegno di muri precedentemente posti in falso. Con i lavori eseguiti è stato possibile ricavare un salone per il pubblico della lunghezza di m. 34 (..), con immediato accesso dalle grandi aperture verso l’esterno e completamente rivestito, nei pavimenti e nei pilastri, con marmi policromi. E’ stato necessario perciò tagliare ed eliminare al piano terreno tutti i muri interni trasversali e longitudinali di notevole spessore che sostengono le volte dei piani superiori e si elevano fino a tetto, sostituendo i muri stessi con strutture verticali ed orizzontali, in acciaio di forte resistenza e di minimo ingombro; strutture ora nascoste dai paramenti dei pilastri e dei soffitti. (..) I piani superiori sono stati collegati anche da una nuova scala interna ricavata dal lato levante del Palazzo. La facciata neo-classica del Palazzo è stata ripristinata nelle linee primitive, liberando le cinque aperture centinate del piano terreno da infrastrutture (..)».

storia

«Il palazzo (..) venne eretto su antiche costruzioni del IX e X secolo. L’area stessa del palazzo e tutta la zona circostante erano di proprietà degli Spinola che fino al secolo tredicesimo ebbero in quei dintorni orti e vigne. Successivamente, una torre occupò (questo) spazio (..), attraversando la Nuova Via XXV Aprile e terminando dove si trova il Palazzo (..) (Spinola dei Marmi). Allorché nel 1309 la fazione dei Guelfi sopraffece la fazione Ghibellina, il palazzo fu bruciato e demolito (in quanto la famiglia Spinola era di parte Ghibellina). Con il ritorno degli Spinola venne ricostruito e non si sa di preciso fino a che epoca rimase efficiente». (Testo tratto da Rausa M., Piazza Fontane Marose, a cura del Credito di Venezia e del Rio de la Plata, Genova 1963, pp. 96-97).

E’ necessario puntualizzare che il palazzo in oggetto nasce, come anticipato, su antiche e precedenti costruzioni, in particolare, Grossi Bianchi e Poleggi, nel loro studio, Una città portuale del Medioevo. Genova nei secoli X-XVI, (1979, 263), grazie ad un imponente lavoro archivistico, individuano in quest’area due unità abitative riconducibili all’odierno palazzo. La prima, di Gio Giacomo Spinola e la seconda, di Benedetto Spinola. Era, infatti, prassi comune accorpare e rimodellare edifici già esistenti così come avvenne, per esempio, al palazzo di Gio. Batta Spinola attuale palazzo Negrone, (vedi scheda nel sito).

Gli anni che videro la realizzazione del progetto urbanistico di Strada Nuova furono altresì rivoluzionari per piazza Fontane Marose e, di conseguenza, per i numerosi edifici che vi si affacciavano tra cui, quelli in esame. L’operazione immobiliare ebbe come inevitabili conseguenze espropri e demolizioni in quanto, come scrivono Grossi Bianchi e Poleggi (1979, 259): «Strada Nuova si inserisce in una situazione particolare di preesistenze che comprendevano ancora molte rovine». Il nuovo tracciato viario rappresentò una tale innovazione per la zona che divenne trainante per una serie di modifiche attuate sulle vicinanze di levante e di ponente. Grossi Bianchi e Poleggi (1979, 259), scrivono in proposito: «si rinuncia a fabbricare l’ultimo lotto (di Strada Nuova) previsto verso levante (ossia, verso la piazza) nel modello del Cantone, per fare più ampia la piazza del Fonte Moroso, ma anche perché interferiva con il viridario murato della casa ricostruita in Luccoli “con molta spesa” da Gio Giacomo Spinola solo un anno prima (1549)». Circa come appariva la casa di Gio Giacomo tra il 1549 ed il 1550, gli stessi autori (1979, 319 n. 22) dicono: «La casa di Gio Giacomo sulla via di Luccoli all’angolo superiore dell’attuale vico Stella era stata ricostruita in forme classicheggiati, infatti si era chiesto di abolire i “becchelli” medioevali in aggetto e di aggiungere invece un ordine di colonne o paraste larghe tre palmi (75 cm). Dietro alla casa, dove erano delle casupole, era sistemato il giardino, chiuso da un muro coronato da un camminamento in aggetto su mensole, affacciato sulla piazza del Fonte Moroso». La casa di Benedetto Spinola è anch’essa menzionata in riferimento ai più ampi lavori della piazza (1979, 319 n. 23): «Era prassi corrente all’operare pratico degli amministratori genovesi che interventi di ampliamento degli spazi pubblici venissero decisi quando se ne presentava l’occasione. Una di queste era stata la vendita della casa di Isabelletta Spinola da parte del marito Angelo Pinelli a Benedetto Spinola q. Paolo che possedeva la casa vicina verso sud e voleva ingrandirla. I Padri (del Comune) intervengono esercitando una specie di diritto di prelazione» e, così, la casa di Isabelletta, figlia di Guirardo Spinola, venne demolita nel 1567 per permettere l’ampliamento della piazza.

Benedetto Spinola non poté dunque accrescere la sua abitazione, il cui prospetto su via Luccoli era stato affrescato da Luca Giordano (1567), (vedi Poleggi 1998, 187).

I due palazzi continuarono a rimanere separati ancora a lungo, lo si deduce da Poleggi, Una reggia repubblicana. Atlante dei palazzi di Genova 1576-1664, (1998, 219) in quanto, tutti e due furono iscritti nel registro dei Rolli e, precisamente, l’uno, a nome di Nicolò Spinola Borgo q. Stefano nel 1588, 1599 e 1614; l’altro, a nome di Agostino Spinola q. Stefano nel 1588, a nome degli eredi di Agostino Spinola nel 1599 e di Agostino Spinola Borgo nel 1614.

Si interpone un lasso di tempo di circa due secoli in cui non si hanno notizie delle due unità fino a quando, i marchesi Cambiaso ne divennero i nuovi padroni. Questi affidarono all’architetto Nicolò Lavernada (1765-1854) il disegno della facciata in stile neoclassico mentre, per l’esecuzione dei lavori, venne chiamato l’architetto Angelo Cavanna (1782-1859). Le opere si conclusero nel 1838, conferendo all’edificio l’attuale aspetto. Non è dato sapere quando le due nobili case vennero unite, se prima o dopo il passaggio ai Cambiaso, significativo rimane però l’intervento dei nuovi proprietari che aveva lo scopo di attribuire una nuova veste: da bipartito com’era, a fronte unico, compatto, uniforme, tipico del palazzo, nonché esteticamente à la page.

Fu ceduto in seguito ai Marchesi Vittorio di Balestrina e utilizzato per vari usi commerciali tra cui, quello di Sede delle Regie Poste per le diligenze in arrivo dalla Riviera di Ponente e dalla Francia. Venne venduto successivamente alla Società Ansaldo, di cui fu sede ed infine, nel 1922, acquistato dal Banco d’Italia e Rio de la Plata. Risale a questo periodo la costruzione dell’ala sinistra aderente al corpo principale. Al Banco d’Italia si sostituì il Credito di Venezia, diventando: Credito di Venezia e Rio della Plata; questi procedette ad una vasta opera di restauro ed ammodernamento, sia per quanto riguarda la facciata e sia per la sistemazione interna (vedi Breve descrizione). Fu sede, in seguito, della Banca Cariplo che si fece carico dei lavori di ristrutturazione causati l’incendio che colpì il palazzo nel 1994. L’azione del fuoco, per quanto devastante, mise in luce, al piano terra, una struttura voltata su colonne cinquecentesche. E’ attualmente proprietà della Banca Intesa Sanpaolo.

Una casa (purtroppo non è specificato se quella dei discendenti di Gio Giacomo Spinola oppure di Benedetto Spinola) fu inserita nel sistema dei Rolli: 1588 (III), 1599 (II), 1614 (II). L’altra, pure, fu inserita nel sistema dei Rolli: 1588 (II), 1599 (II), 1614 (II).

(Testo a cura di Silvia Melogno, cfr. Bibliografia).

decorazione

Le fonti bibliografiche rivelano che il palazzo fu affrescato nel 1863 da Francesco Gandolfi (1824-1873) su commissione del marchese Michelangelo Cambiaso. Il pittore, avvezzo a trarre ispirazione dagli eventi storici, raffigurò nel salotto di mezzo, l’assalto di Cesarea, dove il genovese Guglielmo Embriaco, (seconda metà XI sec.-prima metà XII sec.), ebbe un ruolo rilevante nella conquista di Gerusalemme. Gandolfi mise così in correlazione la famosa vittoria con le origini della piazza e del palazzo in quanto, Guglielmo Embriaco apparteneva alla famiglia degli Spinola (Donaver). Ai lati di questo affresco sono raffigurate la Giustizia e la Storia. Al pittore venne inoltre chiesto di ricordare le glorie della famiglia Cambiaso quindi, una stanza fu dedicata a Gian Battista Cambiaso nell’atto di decretare in Senato e perorare una legge che doveva dare il via ai lavori per la strada di Polcevera; oltre a questo, si aggiunge un salotto con Figure aventi per soggetto l’origine del casato, lavoro a cui prese parte anche Tammar Luxoro (1825-1899), famoso paesaggista. (Testo a cura di Silvia Melogno, cfr. Bibliografia).

bibliografia

  • Grossi Bianchi L., Poleggi E., Una città portuale del Medioevo. Genova nei secoli X-XVI, Genova 1979, p. 263 e 319
  • Poleggi E. (a cura di), Una reggia repubblicana. Atlante dei palazzi di Genova 1576-1664, Torino 1998, p. 187 e 219
  • Pomella G. (a cura di) fotografie di Tambuscio P., Palazzi dei Rolli, Genova 2003, p. 29
  • Rausa M., Piazza Fontane Marose, a cura del Credito di Venezia e del Rio de la Plata, Genova 1963, pp. 55;  96-102 (testo che contiene anche un approfondimento sulla storia della Famiglia Spinola, pp. 84-94)

 

Categorie di repertorio

Esterni - prospetto principale

Esterni - altri fronti

Interni - piano nobile - sala di Levante