Palazzo Spinola di Arquata Scrivia (XV-XVIII)

Piazza Bertelli, 21 – Arquata Scrivia (AL)

in breve

Piazza Bertelli, 21 – Arquata Scrivia (AL)

testo a cura di Davide Canazza

La fotografia presente nel testo rappresenta il gesso per il rifacimento del conio della prima moneta battuta ad Arquata, il quarto di scudo  che il marchese Filippo Spinola d’Arquata iniziò a far coniare nel 1644, tre anni dopo l’investitura a marchese e conte palatino da parte di Ferdinando III Imperatore che innalzò a Marchesato il feudo d’Arquata a favore di Filippo Spinola il 2 settembre 1641. Gentilmente messa a disposizione della Fondazione da parte di Vittorio Gifra .

Non è semplice risalire ad una datazione del palazzo Spinola di Arquata, a causa della scarsità delle fonti archivistiche note relative all’edificio. È invece ipotizzabile una ricostruzione cronologica delle fasi costruttive in base alla lettura dei rilievi e all’osservazione diretta. In particolare, il confronto tra le planimetrie, le orditure murarie e la stratigrafia verticale, riportata alla luce dai lavori di ristrutturazione della facciata, ha permesso di documentare almeno tre fasi costruttive, comprese tra il tardo medioevo e la prima metà del XVIII secolo, all’ultima delle quali si devono le dimensioni del palazzo oggi visibile.

Il nucleo originario, largo circa 17,5 metri in facciata, corrisponde alla parte destra dell’attuale edificio (visto frontalmente), partendo dalla parete sinistra dell’atrio ed escludendo l’ultimo asse di finestre verso Via Interiore, aggiunto nella terza fase. Questa primitiva disposizione è leggibile sulle planimetrie, dalle quali si denota una chiara irregolarità dei setti, orientati in modo da adattarsi alla conformazione digradante del terreno e consentire l’appoggio della parte posteriore del palazzo alla collina. Queste caratteristiche permettono inoltre di datare l’edificazione della residenza feudale alla metà del XV secolo (periodo di espansione dell’abitato all’esterno del borgo murato, il quale andava ormai perdendo il suo originario scopo difensivo), in un’area che va progressivamente assumendo un ruolo dominante dal punto di vista strategico e commerciale.

Dall’osservazione diretta dell’orditura muraria e delle stratigrafie verticali si può presumere che l’accesso originario fosse situato alla quota dell’attuale piano seminterrato, all’epoca completamente fuori terra: il basamento a scarpa visibile ai giorni nostri risale invece alla fase tre, quando la quota del piano di calpestio della piazza venne rialzata di circa 1,5 metri.

Il palazzo tardo medievale era composto quindi da tre piani fuori terra, con l’ingresso, corrispondente al secondo asse di finestre da Nord, posto nella stanza centrale delle tre prospicienti la “Piazza del Mercato”. La distribuzione verticale originaria, ancora parzialmente leggibile, metteva in comunicazione il piano terra sia con gli altri piani, sia col livello intermedio corrispondente alla quota dell’attuale giardino sul retro.

La prima trasformazione del palazzo Spinola risale al XVI secolo, probabilmente con l’intenzione di conformare la residenza signorile ai nuovi standard dell’architettura genovese.

Oltre a soddisfare i normali criteri abitativi, la dimora doveva assolvere alla funzione di rappresentanza: il volume del palazzo non si adattava alle nuove esigenze, ragion per cui si effettuò un ampliamento di circa 16 metri verso Sud, conferendo all’edificio una dimensione pressoché doppia e aumentando, in facciata, gli assi di finestre da quattro a otto.

La nuova ala della costruzione, di cui nulla rimane se non l’ingombro, ospitava probabilmente i locali di rappresentanza quali un atrio più ampio, sale di ricevimento al piano nobile e un rinnovato sistema di distribuzione.

L’accesso principale venne spostato al piano superiore, raggiungibile per mezzo di un sistema a due rampe di scale opposte situate esternamente, in posizione nettamente distaccata dal corpo abitativo e direttamente comunicanti con la “Piazza del Mercato”, come si può facilmente dedurre dall’osservazione della veduta prospettica del 1648 contenuta nell’Atlante B. Questa scelta poteva essere dovuta al fatto che il piano seminterrato, poggiante sulla retrostante collina, fosse troppo poco profondo per permettere la realizzazione di spazi di rappresentanza come atri e scaloni.

In facciata l’edificio si presentava con tre piani fuori terra, il più basso dei quali ospitava il magazzino, quello intermedio svolgeva funzioni distributive e accoglieva le cucine e la servitù, mentre quello più alto, il piano nobile,  assolveva il compito di abitazione padronale.

Se si considerano il periodo storico a cui appartiene la trasformazione e la genealogia della committenza, si può attribuire la paternità progettuale ad una personalità di rilievo come Giovanni Ponzello, a cui era già stato commissionato l’ampliamento del palazzo di Angelo Giovanni Spinola in Strada Nuova a Genova. Tuttavia non è comprovata la proprietà della dimora arquatese da parte dello stesso Angelo Giovanni: ad Arquata il primo documento in cui si menziona un “palazzo” risale al 1639 e il titolare risulta essere Gio Agostino Spinola, uno dei quindici comproprietari del feudo. Proprio in quegli anni Filippo Spinola, nipote di Angelo Giovanni, si adopera per acquistare dai suoi parenti le varie quote della signoria arquatese, e quando, nel 1641, riesce finalmente a diventare proprietario di quattordici quindicesimi, viene nominato primo marchese di Arquata dall’imperatore Ferdinando II: è verosimile che tra i beni acquistati potesse esserci anche il palazzo nobiliare di “Piazza del Mercato”.
La terza fase costruttiva viene eseguita nella prima metà del XVIII secolo, sotto il marchesato di Gerardo Spinola e conferisce al palazzo l’attuale aspetto che rispetta i canoni dell’architettura arcadica di inizio Settecento. L’edificio è ampliato di circa 6 metri verso Nord e di 17,5 metri in direzione Sud: a lavori ultimati, la facciata si presenta scandita da tredici assi di finestre (contro le otto della fase precedente), di cui quello centrale costituisce il portone d’accesso. Il vecchio sistema a rampe esterne, ormai inutilizzabile poiché non si trova più in posizione baricentrica, viene demolito e sostituito da un “paggiolo” in laterizio. Il piano terra viene parzialmente interrato in seguito all’innalzamento del livello dell’area antistante: ciò conferisce alla piazza un aspetto digradante che crea uno spiccato effetto prospettico-scenografico, accentuato dalla retrostante collina su cui svetta la torre medioevale.

Si può facilmente immaginare che tale assetto suscitasse, in chi percorreva la “Via Maestra” o affollava il mercato, stupore, ammirazione e, nello stesso tempo, una soggezione indotta dalla percezione del potere accentuato dall’apparizione improvvisa del palazzo tra le quinte allineate delle case sui lati della piazza.

Esso, come si può ammirare ancora oggi, è strutturato su due piani fuori terra, più uno parzialmente interrato: quest’ultimo costituisce un basamento a scarpata, coronato in alto da un cordone di pietra arenaria che funge da davanzale per le finestre del piano soprastante.

La facciata è poi divisa orizzontalmente, tra primo piano e piano nobile, da cornici aggettanti marcapiano e marcadavanzale, ed è conclusa in alto da un cornicione sottotetto di gusto classico. Altre decorazioni plastiche arricchiscono il piano nobile, tra cui un parapetto a balaustre sotto la finestra centrale e le due alle estremità laterali. L’aspetto vigoroso e severo del fronte è mosso e ingentilito da una sopraelevazione a mansarda, leggermente arretrata, in corrispondenza del blocco centrale di tre assi, allo scopo di equilibrare la sproporzione dovuta all’eccessiva lunghezza rispetto all’altezza.

Le finestre del seminterrato e del primo piano sono munite di robuste inferriate, quelle del secondo piano sono protette da imposte, le cosiddette “gelosie”. All’interno vengono completamente ridisegnati i locali di rappresentanza e il sistema di distribuzione verticale. Il nuovo atrio è suddiviso, per mezzo di tre arcate poggianti su due pilastri, in due spazi distinti: il primo, più ampio, è posto sul davanti ed è coperto da una volta a padiglione lunettata; il secondo è molto più stretto e sormontato da tre volte a crociera, ospita sul lato corto di sinistra l’attacco dello scalone che conduce al piano nobile.

La parte Sud del palazzo comprende locali di servizio di nuova realizzazione, mentre, sul lato Nord, alle stanze costruite nelle fasi precedenti viene aggiunta un’ala che ospita le nuove cucine.

Al piano nobile, sopra l’atrio viene aperto il salone di rappresentanza, affacciato internamente su un corridoio che lo collega con altre sale disposte lungo il lato Sud. All’estremità meridionale viene realizzata, perpendicolarmente alla facciata, una galleria che comunica, mediante una porta finestra aperta su un ballatoio, col giardino terrazzato posto sul retro. Le stanze adibite ad abitazione privata vengono ricavate nell’ala Nord, corrispondente all’edificio preesistente, mentre la sala posta nella zona centrale retrostante diventa una cappella privata intitolata alla Beata Vergine.

Nello stesso periodo si procede alla realizzazione del parco, cui si accedeva tramite due portali, ancora oggi esistenti, formati da due colonne in arenaria cuspidate e decorate con fregi barocchi: uno è prospiciente la “Piazza del Mercato”, l’altro è visibile in prossimità di Via Regonca, presso cui si estendeva il giardino privato degli Spinola.

La parte posteriore, costituita da più livelli gradonati, era ricavata dal terrazzamento della collina retrostante, ed era raggiungibile anche dal piano nobile grazie a due ballatoi posti alle estremità opposte del palazzo. Sulla vasta area a Sud si estendeva un ampio giardino all’italiana, attraversato longitudinalmente da un viale incrociato da due assi perpendicolari, in modo da disegnare sei aiuole. In corrispondenza dell’incrocio più vicino all’edificio era stato predisposto uno spiazzo quadrangolare, per erigervi al centro una vasca quadrilobata. A monte del giardino proseguivano le terrazze a gradoni, su una delle quali era realizzata una vasca di notevoli dimensioni (22 x 5 metri circa) per la raccolta delle acque, captate da una sorgente proveniente dal terrazzamento superiore. Qui, infatti, esisteva un’altra struttura, formata da una piccola vasca incassata in una galleria voltata a botte, inserita perpendicolarmente sul fianco della collina. Da questa si diramavano due gallerie, sempre voltate a botte: una in direzione Sud, l’altra in direzione Nord con andamento parallelo alla collina. Di queste opere rimangono solo alcuni ruderi in stato di pessima conservazione, tuttavia una ricostruzione è stata  possibile sulla base dei disegni contenuti nel Cabreo della Famiglia Spinola del 1825, e dal  rilievo dell’Ingegnere Francesco Rivera del 1875.

Altri lavori di marginale importanza vengono effettuati alla fine del XVIII secolo: si procede all’elevazione della parte retrostante la mansarda centrale e di un tratto dell’ala destra, verso Via Interiore, probabilmente per ricavare nuovi alloggi riservati alla servitù.

In seguito all’estinzione del ramo arquatese della famiglia, il feudo passa agli Spinola di Tassarolo, i quali mantengono la loro residenza nel castello di quest’ultimo paese: di conseguenza il palazzo di Arquata, dopo aver subito alcuni danni da parte dell’esercito napoleonico, viene affittato alla comunità come sede municipale.

Nel 1905 gli Spinola cedono tutte le loro proprietà arquatesi alla Società Anonima Industriale la quale, alcuni anni dopo, vende l’ex palazzo marchionale al Comune di Arquata. Dopo alcuni lavori di ristrutturazione, l’edificio è pronto per accogliere gli uffici municipali e, sino agli anni Sessanta del XX secolo, le scuole elementari.

Il parco viene distrutto durante la prima guerra mondiale e trasformato in campo di calcio; successivamente, a partire dagli anni Cinquanta del XX secolo, l’area vie-ne utilizzata per la realizzazione degli edifici scolastici.

Dopo un pessimo restauro effettuato negli anni Sessanta del XX secolo, che ha causato la sostituzione delle volte originali in alcuni ambienti (tra cui il salone centrale) e il rifacimento dell’intonaco della facciata, il palazzo Spinola è stato oggetto, dal 1998 al 2002, di una serie di importanti lavori, in seguito ai quali i prospetti hanno riacquistato la colorazione originaria; è stato inoltre ricavato un sistema di accesso per disabili che non ha compromesso l’aspetto secentesco dell’edificio.

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