Palazzo Spinola – Grillo ( XIII secolo)

Denominazione Spinola: PALAZZO SPINOLA (ad oggi, non è ancora noto a quale personaggio Spinola sia da attribuire)
Nome attuale: Palazzo Grillo – Spinola
Indirizzo: Piazza delle Vigne, 3 – Genova
Attuale/i proprietario/i: Privati
Stato di conservazione: buono. Gli affreschi del prospetto principale sono stati recentemente restaurati (anni 2003-2004), intervento che ha contribuito a valorizzare la piazza e rivalutare l’area
Visibilità: esterna. L’atrio ed il vano scala sono accessibili al pubblico ogni primo giovedì del mese dalle 15 alle 18
Anni di costruzione: la fondazione è di epoca medievale, probabilmente, duecentesca
Architetto: sconosciuto

in breve

Denominazione Spinola: PALAZZO SPINOLA (ad oggi, non è ancora noto a quale personaggio Spinola sia da attribuire)
Nome attuale: Palazzo Grillo – Spinola
Indirizzo: Piazza delle Vigne, 3 – Genova
Attuale/i proprietario/i: Privati
Stato di conservazione: buono. Gli affreschi del prospetto principale sono stati recentemente restaurati (anni 2003-2004), intervento che ha contribuito a valorizzare la piazza e rivalutare l’area
Visibilità: esterna. L’atrio ed il vano scala sono accessibili al pubblico ogni primo giovedì del mese dalle 15 alle 18
Anni di costruzione: la fondazione è di epoca medievale, probabilmente, duecentesca
Architetto: sconosciuto

scheda

Si conserva, di epoca medievale, il portico in pietra al piano terra, di cui l’arco ad ogiva su piazza delle Vigne, risulta spezzato a causa dell’inserimento di due finestre mentre, l’arcata laterale su via delle Vigne è ancora perfettamente intatta e ben visibile, inoltre, sono stati mantenuti gli archetti pensili di coronamento tra la loggia del pianterreno ed il primo piano, sebbene presentino una decorazione di tempi successivi. L’edificio è fondato, con probabilità, su una struttura duecentesca che, come già detto (vedi “Cenni storici”), si basava su quattro nuclei distinti, verosimilmente abbinati a coppie e separati da una trexenda (termine genovese per indicare un’intercapedine più o meno grande, a volte, un semplice canale di scolo, dove venivano scaricati i liquami della casa) con, sul retro, dei locali di servizio e per questo dette domus cum domuncula. La fase successiva, del 1400, ha lasciato pochi ma suggestivi resti, fra cui: un lembo di affresco su fondo bianco che si trova al primo piano sull’angolo tra via e piazza delle Vigne raffigurante una colonna con attorcigliati tralci di vite che rimandano al toponimo del luogo, inoltre, la vicina finestra è riquadrata con una decorazione a motivi architettonici, infine, nelle scale, a livello del terzo piano, si trova una caratteristica semicolonna caposcala in pietra nera. Le modifiche del XVI secolo sono più incisive: si chiuse il portico medievale così, fra l’altro, si ricavarono le finestre del primo piano nobile, affrescato da Luca Cambiaso, al quale è da attribuire anche la decorazione in facciata. Nel 1780 la famiglia Spinola diede avvio ad una radicale trasformazione: i due corpi di fabbrica vennero riuniti in un unico palazzo, continuando, per il momento, a mantenere due ingressi; l’edificio fu sopraelevato fino a raggiungere l’attuale quota di gronda; il salotto dell’ala di ponente, affrescato da Cambiaso, venne messo in comunicazione con la sala dell’ala di levante, a sua volta decorata da altro pittore ed, infine, il prospetto principale fu reintonacato e decorato con una nuova ed omogenea veste che uniformava le due parti, un’operazione tesa chiaramente a cancellare l’antica divisione. Dalla metà del XIX secolo, con il passaggio di proprietà a Giovanni Scianda, lo scalone ad est fu demolito per ricavare spazi da destinarsi ad ampliamenti e, all’interno di questa operazione speculativa, fu sacrificata una volta pregevolmente affrescata del primo piano per l’aggiunta di una stanza ricavata nell’ex vano scala, mentre, l’appartamento principale al quarto piano, fu abbellito con un ricco apparato decorativo. Tra il XIX ed il XX secolo, l’immobile subì il frazionamento in appartamenti con l’inserimento di un ascensore al fine di poterlo vendere più agevolmente.

storia

L’attuale edificio è il risultato di un lento processo costruttivo protratto nel corso dei secoli, come spesso accade per i fabbricati del centro storico. La prima fase, tuttora leggibile in alcune parti, risale all’epoca medievale quando vi sorgevano quattro distinte unità abitative, verosimilmente duecentesche. La seconda fase coincide con il 1414, anno in cui, grazie al censimento immobiliare della Gabella Possessionum, abbiamo dati certi circa i proprietari dell’epoca. Luciano Grossi Bianchi ed Ennio Poleggi in Una città portuale del Medioevo, Genova nei secoli X-XVI, Genova 1980, pp. 202-210, riportano detto cartulario, secondo cui in loco risultavano due abitazioni: una, di proprietà di Thomas de Vivaldis, stimata 1000 lire genovesi e prospiciente piazza delle Vigne, l’altra di proprietà di Andrea Grillus, valutata 790 lire genovesi, con fronte su vico del Campanile delle Vigne. I due immobili sono ora oggetto di profonde trasformazioni: le precedenti quattro unità medievali vengono accorpate a formarne due distinte. La famiglia Grillo, intorno al 1500, ne divenne unica titolare, inaugurando un nuovo periodo di cambiamenti: l’ala sulla piazza, più pregevole proprio per il suo affaccio, venne arricchita con gli affreschi di Luca Cambiaso ancora assistito dal padre Giovanni. I pittori decorarono nel 1550 le sale del primo piano nobile e, fra le varie figurazioni, vennero dipinti gli stemmi della famiglia Grillo, Negrone e Cambiaso. La rappresentazione di queste armi nobiliari si ricollega storicamente con le nozze tra Luca Grillo, figlio di Giano e Francesca Negrone, e Maria Cattaneo, figlia del doge Leonardo, celebrate proprio a metà del secolo.

Carlo Giuseppe Ratti in Instruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura, scultura ed architettura, Genova 1780, p. 244, riporta che l’edificio è ora di proprietà Spinola anche se non fornisce altre informazioni. I nuovi signori furono i fautori della più importante modifica mai apportata: l’unione dei due corpi, così come oggi appare. Questa trasformazione comportò ovviamente grandi innovazioni interne e un diverso modo di vivere gli spazi, di cui si dirà nella seguente “Breve descrizione”. Nel 1875 passò a Giovanni Sciandra che, come i suoi predecessori, non mancò di modificare a suo piacimento il palazzo. L’immobile in seguito venne frazionato in appartamenti e dal 1980 gli eredi Sciandra vendettero ai privati.

decorazione

L’affresco della sala del primo piano nobile, opera del giovane Luca Cambiaso, con interventi del padre Giovanni, datato al 1550, raffigura Psiche condotta da Mercurio al Concilio degli Dei. Il riquadro centrale è circondato da vele, anch’esse decorate da Cambiaso, con le Nove Muse, Apollo, Bacco e Cerere. Il pittore fu, inoltre, incaricato di affrescare la facciata di cui rimangono il quadro, oggi poco leggibile, fra le due prime finestre con La Dea Pace in atto di scacciare Marte guerriero e, nella nicchia interposta fra le finestre del primo piano nobile, Il Dio Giano. Si rimanda, per un maggior approfondimento in merito alla decorazione della facciata, al testo AA.VV., Genua Picta. Proposte per la scoperta e il recupero delle facciate dipinte, Genova 1982, pp. 171-175. Ritornando agli interni, è stato ipotizzato l’intervento di Giovanni Battista Castello il Bergamasco per la realizzazione degli stucchi di un piccolo ambiente, forse uno studio o un’alcova. Nel 1780 la famiglia Spinola commissionò la ridipintura della facciata del palazzo, mantenendo i due affreschi di Luca Cambiaso. La nuova veste, sui toni dell’ocra e del rosso scuro, utilizzava una decorazione a motivi architettonici. L’ala di levante, annessa in questo periodo a quella di ponente, presentava già la volta in muratura della sala affrescata con Il trionfo di Carità e Giustizia e le pareti decorate con fregi e panoplie. Questo lato del palazzo mantiene, ancora oggi, un bel portale in pietra di Finale e marmo di Carrara, attraverso cui, un tempo, si accedeva all’atrio delle scale, andato distrutto (vedi “Breve descrizione”). L’ultimo proprietario, Giovanni Sciandra, fece decorare l’appartamento del quarto piano con una vivace e brillante decorazione policroma, inoltre, intervenne nuovamente sulla facciata, facendo riprendere la decorazione settecentesca e apportando alcune modifiche laddove furono aperte nuove bucature.

bibliografia

  • AA.VV., Genua Picta. Proposte per la scoperta e il recupero delle facciate dipinte, Genova 1982, pp. 171-175 (testo indicato per un approfondimento circa gli affreschi sui prospetti dell’edificio)
  • Alizeri F., Guida artistica per la città di Genova, Genova 1846-1847, II, p. 353
  • Alizeri F., Guida illustrativa del cittadino e del forestiero per la città di Genova e sue adiacenze, Genova 1875, p. 119
  • Boccardo P., Architettura dipinta e struttura architettonica nella decorazione esterna dei palazzi genovesi del secolo XVI, in Studi di storia delle arti, 1980 n. 3, Genova 1981
  • Boccardo P., Rilevamento e tipologia della decorazione esterna dei palazzi genovesi, (secoli XV-XVII), tesi di laurea, relatore prof. E. Gavazza, Università di Genova, anno accademico 1978-1979, pp. 83-84 e 231
  • Bonora F., Boj S., Palazzo Grillo Spinola in Arkos, supplemento al numero 7/2004, Il restauro dei Palazzi dei Rolli, (a cura di) G. Bozzo, C. Montagni, C. Pastor, G. Peirano, pp. 130-133
  • Castagna D., Masini M.U., Genova. Guida storico-artistica, Genova 1929, p. 408
  • Grossi Bianchi L., Poleggi E., Una città portuale del Medioevo, Genova nei secoli X-XVI, Genova 1980, pp. 202-210
  • Magnani L., Luca Cambiaso. Da Genova all’Escorial, Genova 1995, pp. 45-57
  • Marchi P., Valori ambientali nel centro storico di Genova: le architetture dipinte, in Indice per i beni culturali del territorio ligure, Genova 1978, n. 12/13, p. 33
  • Mazzino E., De Negri T.O., Il centro storico di Genova, Genova 1968, p. 102
  • Poleggi E. e F. (a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova 1969, p. 174
  • Ratti C.G., Instruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura, scultura ed architettura, Genova 1780, p. 244
  • Ratti C.G., Istruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura, scultura ed architettura, Genova 1766, p. 219
  • Soprani R., Le vite de’ pittori, scoltori et architetti genovesi e de’ forestieri che in Genova operarono, Genova 1674, p. 7 o 37 ?
  • Soprani R., Ratti C.G., Vite de’ pittori, scultori, e architetti genovesi di Raffaello Soprani patrizio genovese. In questa seconda edizione rivedute, accresciute, ed arricchite di note da Carlo Giuseppe Ratti, Genova 1768, p. 80
  • Suida Manning B., Suida W., Luca Cambiaso. La vita e le opere, Milano-Ceschina 1958, pp. 15, 85-86, 197, figg. 22-23, 26
  • Suida W., Genua, Lipsia 1906, p. 86
  • Terenzio A., Elenco degli edifici monumentali, Provincia di Genova, Genova città, Roma 1924, I, p. 27

 

Categorie di repertorio

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