Palazzo di Luciano Spinola

Palazzo di Luciano Spinola

1472

Denominazione Spinola
PALAZZO DI LUCIANO SPINOLA
Nome attuale
Palazzo Spinola Pignone
Indirizzo
Salita Santa Caterina, 2 – Genova
Attuale/i proprietario/i
Privati
Stato di conservazione
dell’antica dimora poco rimane, recentemente (2011) è stato oggetto di un intervento di trasformazione interna
Visibilità
esternamente
Anni di costruzione
1472
Architetto
sconosciuto

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Содержание

Il palazzo è frutto della ricomposizione avviata da Luciano Spinola nel 1472 e si fonda su una precedente costruzione. Questa pratica è tipica nel tessuto edilizio del centro storico che nel corso dei secoli si è trasformato riutilizzando i propri componenti; eccezione alla regola, sono i palazzi di Strada Nuova che, anche sotto questo aspetto, rimangono un unicum. Premesso dunque che non si tratta di un’opera ex novo, è opportuno parlare degli interventi che si sono susseguiti nel corso del tempo. Un recente restauro (1994) sul prospetto principale ha rimesso in luce numerosi elementi nascosti sotto l’ultimo strato d’intonaco. Risalgono alla seconda metà del 1400 sia lo Stemma Spinola, in pietra di promontorio con, in rilievo, l’elmo piumato e le iniziali dell’illustre committente (LS di Luciano Spinola) sia, una teoria di archetti pensili trilobati, infine, una serie di archi a sesto acuto a pianterreno ritrovati lungo il fianco dell’edificio, prospiciente palazzo Negrone che, per scelta progettuale di questa ristrutturazione, sono stati nuovamente sottratti alla vista. I lembi di affreschi scoperti in facciata risalgono, invece, al XVI secolo e riproducono una decorazione dalle linee tardo manieristiche. L’esercizio pittorico applicato alle grandi superfici dei fronti, divenuto consueto a Genova, permetteva di avvolgere con una “nuova veste” le preesistenze, conferendo loro una unitarietà compositiva e d’insieme che altrimenti sarebbe stata impossibile. Sembra dunque che, anche per questo edificio, si sia provveduto a confezionare una nuova immagine à la page in linea con il rinnovamento cinquecentesco della città.  L’osservazione di questi affreschi evidenzia che le incorniciature alle finestre del piano nobile hanno subito un “taglio”, causato dalla modificata altezza delle stesse aperture. Questo cambiamento si realizzò il secolo seguente, in epoca barocca e, di conseguenza, i “vecchi” affreschi che prima armonizzavano con le bucature di facciata, vennero ricoperti. A tale intervento sono da ascrivere anche i balconi marmorei, sempre al piano nobile, connotati da mensole terminanti con figure antropomorfe. Il cambio di destinazione d’uso di fine ‘700, da nobile dimora a ricco edificio da reddito, comportò una suddivisione interna in due appartamenti: il primo, sito alla quota d’arrivo della scala principale ed il secondo, comprendente il piano nobile con i due ammezzati, inferiore e superiore. Nel 1816 l’intera area fu oggetto di un’operazione urbanistica che aveva lo scopo di addolcire la pendenza di salita Santa Caterina; questo ebbe notevoli ripercussioni su tutti i palazzi prospicienti la strada e, per l’edificio in esame, comportò la realizzazione dell’attuale scalone d’ingresso messo in opera per superare il dislivello venutosi a creare. Nel 1875 la famiglia Pignone commissionò a Nicolò Barabino dei dipinti raffiguranti Figure simboliche che vennero disposti a corona sulla volta di una sala del piano nobile e nel 1887, incaricò all’architetto Rovelli di progettare una “cavallerizza”, ossia, un maneggio coperto, da costruire nel giardino retrostante che, purtroppo, già agli inizi del ‘900, crollò. Gli interni furono pesantemente modificati nel 1909 quando, in occasione del passaggio di proprietà alla Società Bancaria Italiana, furono realizzati uffici e spazi di relazione andando a stravolgere la distribuzione spaziale esistente. Nel 1922 la Banca Italiana di Sconto, nuova proprietaria, diede incarico all’ingegnere Giosuè Crocco di realizzare, sulle macerie dell’ex cavallerizza, un nuovo fabbricato per uffici che fu avversato in numerose occasioni dalla Soprintendenza, dal Comune e dall’ufficio d’Igiene ma che, comunque, ottenne l’approvazione nel 1929 (Testo a cura di Silvia Melogno).

Il palazzo fu inserito nel sistema dei Rolli: nel 1576 (II) Benedetto Spinola quondam Paolo; 1588 (III) Benedetto Spinola quondam Paolo; 1599 (III) quondam Benedetto Spinola.
http://www.irolli.it/genova_unesco/palazzo/salita_di_santa_caterina_2.html

Где

Где

Palazzo di Luciano Spinola

Salita Santa caterina2
16123 Genova

Salita Santa Caterina divide la Maddalena dai quartieri del Molo e di Portoria. Lungo la salita si trovano diversi palazzi cinquecenteschi della famiglia Spinola facenti parte del sistema dei Rolli, tra cui spiccano il palazzo Tommaso Spinola (civico 3) e il palazzo Giorgio Spinola (civico 4), inclusi nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO; altri palazzi dei Rolli, non facenti parte della lista dei patrimoni protetti, sono Palazzo Spinola di Luccoli-Cervetto (civico 1), palazzo Luciano Spinola di Luccoli e Palazzo Spinola-Celesia (civico 5).
tratto da https://it.wikipedia.org/wiki/Salita_Santa_Caterina

 

История

Il ritrovamento del testamento di Carlo Spinola, datato 2 marzo 1614, chiarisce le origini di questo palazzo. Nel documento si legge che egli lasciò alla moglie Maddalena, la sua casa di Genova, di cui fornisce alcune indicazioni: posta nella contrada di Luccoli, di fronte alla piazza degli Spinola e fatta erigere dal suo avo, Luciano Spinola nel 1450 circa. Grazie a questa interessante scoperta archivistica, si può affermare con certezza che fu Luciano Spinola, figlio di Carlo (omonimo, da non confondere con il sopraccitato per ovvi motivi cronologici), discendente di Tommaso, uno dei nove figli di Guglielmo Spinola, primo abitatore di Luccoli, a volere la sua costruzione. Il rinvenimento di un  carteggio, datato al 1472, tra il fondatore, Luciano Spinola ed i Padri del Comune, dove veniva avanzata la richiesta da parte del privato di occupare parti del suolo pubblico per ampliare la sua dimora, ha fatto rivalutare la data della sua fondazione. L’intervento fu, infatti, di tale portata da far pensare al 1472 come alla momento effettivo dell’edificazione, in luogo del più generico “1450 circa”. I lavori consistevano, infatti, nella regolarizzazione della facciata e nel detto aumento di volume che interessava un vicolo pubblico retrostante. Il rollo del 1599 indica come proprietario dell’immobile, Carlo Spinola (altro omonimo), Senatore della Repubblica nel 1592, figlio di Luciano e Pellegrina Spinola, che vi abitava con la moglie, Maddalena Gentile ed i figli. Egli ne entrò in possesso per via ereditaria o in seguito alla morte del padre o a quella del fratello primogenito, Giorgio, comunque, da questo momento, la proprietà fu oggetto di notevoli migliorie, fra cui l’acquisto del terreno retrostante, adibito a giardino e modellato a gradoni risalenti la collina. Carlo Spinola nutrì un vero attaccamento affettivo per questo palazzo a tal punto che, nelle sue disposizioni testamentarie, istituì un fedecommesso sull’immobile, in primo luogo, a favore del figlio Luciano e, per l’avvenire, a beneficio dei discendenti Spinola sia maschi sia femmine, purché il bene rimanesse di proprietà della nobile famiglia. Questa clausola perdurò a lungo e preservò il palazzo fino alle soglie del XIX secolo, quando era ancora abitato da Alessandro Luciano Spinola con la moglie, Teresa Ugurgiori ed i figli. Alla sua morte, avvenuta nel 1798, l’immobile passò, come stabilito dall’avo Carlo, al figlio Giorgio Luciano Spinola, ancora in tenera età. La madre decise, in sua vece, di affittare parte l’edificio, avviando un lento processo di decadimento, in quanto, per rispondere alla nuova destinazione d’uso, si rese necessaria una divisione degli spazi interni. Nel 1818 il palazzo venne venduto a Gian Gerardo Bensa, ricco commerciante, già inquilino dello stabile, in quanto le sorelle di Giorgio Luciano Spinola, rimaste uniche eredi, non trovarono un accordo sulla proprietà. Da questa momento il palazzo ebbe diversi titolari fino al 1963, quando divenne pertinenza dell’Enel. Si ricorda, fra i suoi possessori, la famiglia Pignone, che nel 1875 lo acquistò e arricchì di opere eccellenti: vi lavorarono l’architetto Luigi Rovelli ed il pittore Nicolò Barabino. Nel 1942 l’edificio fu bombardato e questo causò un devastante incendio che colpì la copiosa decorazione di tutto il piano nobile. (Testo a cura di Silvia Melogno, cfr. Bibliografia).

Декорации

Il 22 ottobre 1942 l’edificio storico fu dilaniato da un terribile incendio provocato dalla caduta di una bomba; tutte le strutture lignee andarono perdute e con esse la decorazione pittorica. La ricostruzione post bellica non fu fedele all’originale in quanto, il salone che un tempo era connotato da un’altezza vertiginosa con un doppio ordine di finestre sovrapposte (tre a livello del  piano nobile e tre dell’ammezzato superiore), venne abbassato per ricavare nuovi locali nell’ammezzato. La manovra comportò inevitabilmente delle modifiche alle bucature di facciata che vennero o aperte o chiuse, a seconda delle nuove esigenze. (Testo a cura di Silvia Melogno, cfr. Bibliografia).

Библиография

  • Alizeri F., Guida artistica per la città di Genova, Genova 1846-1847
  • Alizeri F., Guida illustrativa del cittadino e del forestiero per la città di Genova e sue adiacenze, Genova 1875
  • Mantelli R., Ravera M., Palazzo Spinola Pignone di Salita Santa Caterina in Genova, Genova 1997
  • Poggi P., Luigi Rovelli, Tesi di Laurea in Storia dell’Architettura Contemporanea, Facoltà di Architettura dell’Università di Genova
  • Poleggi E. (a cura di), Una reggia repubblicana. Atlante dei palazzi di Genova 1576-1664, Torino 1998, p. 191
  • Poleggi E. e F. (a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova 1974
  • Pomella G. (a cura di) fotografie di Tambuscio P., Palazzi dei Rolli, Genova 2003, p. 21
  • Ratti C.G., Instruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura, scultura ed architettura, Genova 1780