(XIII secolo)

Si conserva, di epoca medievale, il portico in pietra al piano terra, di cui l’arco ad ogiva su piazza delle Vigne, risulta spezzato a causa dell’inserimento di due finestre mentre, l’arcata laterale su via delle Vigne è ancora perfettamente intatta e ben visibile, inoltre, sono stati mantenuti gli archetti pensili di coronamento tra la loggia del pianterreno ed il primo piano, sebbene presentino una decorazione di tempi successivi. L’edificio è fondato, con probabilità, su una struttura duecentesca che si basava su quattro nuclei distinti, verosimilmente abbinati a coppie e separati da una trexenda (termine genovese per indicare un’intercapedine più o meno grande, a volte, un semplice canale di scolo, dove venivano scaricati i liquami della casa) con, sul retro, dei locali di servizio e per questo dette domus cum domuncula. La fase successiva, del 1400, ha lasciato pochi ma suggestivi resti, fra cui: un lembo di affresco su fondo bianco che si trova al primo piano sull’angolo tra via e piazza delle Vigne raffigurante una colonna con attorcigliati tralci di vite che rimandano al toponimo del luogo, inoltre, la vicina finestra è riquadrata con una decorazione a motivi architettonici, infine, nelle scale, a livello del terzo piano, si trova una caratteristica semicolonna caposcala in pietra nera. Le modifiche del XVI secolo sono più incisive: si chiuse il portico medievale così, fra l’altro, si ricavarono le finestre del primo piano nobile, affrescato da Luca Cambiaso, al quale è da attribuire anche la decorazione in facciata. Nel 1780 la famiglia Spinola diede avvio ad una radicale trasformazione: i due corpi di fabbrica vennero riuniti in un unico palazzo, continuando, per il momento, a mantenere due ingressi; l’edificio fu sopraelevato fino a raggiungere l’attuale quota di gronda; il salotto dell’ala di ponente, affrescato da Cambiaso, venne messo in comunicazione con la sala dell’ala di levante, a sua volta decorata da altro pittore ed, infine, il prospetto principale fu reintonacato e decorato con una nuova ed omogenea veste che uniformava le due parti, un’operazione tesa chiaramente a cancellare l’antica divisione. Dalla metà del XIX secolo, con il passaggio di proprietà a Giovanni Scianda, lo scalone ad est fu demolito per ricavare spazi da destinarsi ad ampliamenti e, all’interno di questa operazione speculativa, fu sacrificata una volta pregevolmente affrescata del primo piano per l’aggiunta di una stanza ricavata nell’ex vano scala, mentre, l’appartamento principale al quarto piano, fu abbellito con un ricco apparato decorativo. Tra il XIX ed il XX secolo, l’immobile subì il frazionamento in appartamenti con l’inserimento di un ascensore al fine di poterlo vendere più agevolmente.