Palazzo di Jacopo Spinola (1531)

Immagine: particolare del Portale marmoreo prospiciente Via della Posta Vecchia ” Il Trionfo degli Spinola”

Denominazione Spinola: PALAZZO DI JACOPO SPINOLA
Nome attuale: idem
Indirizzo: Via della Posta Vecchia, 16 – Genova
Attuale/i proprietario/i: Privati
Stato di conservazione: i due fronti principali (su via della Posta Vecchia e via della Maddalena) si presentano in ottimo stato (restaurati nel 2003), il terzo (su vico della Scienza), invece, avrebbe bisogno di un sostanziale intervento di recupero, così come l’interno
Visibilità: esternamente
Anni di costruzione: 1531, su preesistenti costruzioni già Spinola attestate al 1414
Architetto: – – –

in breve

Denominazione Spinola: PALAZZO DI JACOPO SPINOLA
Nome attuale: idem
Indirizzo: Via della Posta Vecchia, 16 – Genova
Attuale/i proprietario/i: Privati
Stato di conservazione: i due fronti principali (su via della Posta Vecchia e via della Maddalena) si presentano in ottimo stato (restaurati nel 2003), il terzo (su vico della Scienza), invece, avrebbe bisogno di un sostanziale intervento di recupero, così come l’interno
Visibilità: esternamente
Anni di costruzione: 1531, su preesistenti costruzioni già Spinola attestate al 1414
Architetto: – – –

scheda

“(..) L’edificio, con l’intervento del 1531 (di Jacopo Spinola), assume la compiutezza formale che lo caratterizza ancora oggi: (..). (..) Per l’impianto, le proporzioni e il ricco apparato decorativo, è ancora legato ai modelli quattrocenteschi ma allo stesso tempo vi si trovano già elementi che preannunciano il nuovo gusto manierista. Esso infatti rappresenta un raro esempio di palazzo di collegamento tra due differenti momenti culturali: quello appunto di fine ‘400 e quello di metà ‘500. L’edificio è caratterizzato dalla ricchezza degli elementi decorativi che in buona parte sono ancora ben conservati (..). La distribuzione interna è quella tipica dei palazzi di fine ‘400: al piano terra è il cortile – uno dei pochi esempi di cortile in posizione angolare tutt’oggi rimastoci – a cui è affiancato l’atrio lunettato da cui parte lo scalone che porta al primo piano, il piano dei “mezzani”, destinato in genere alle attività affaristiche del proprietario. La scala giunge al secondo piano, il piano di rappresentanza, dove sono le sale e i salotti, dando accesso alla grande sala coperta da un soffitto in legno cassettonato. Dal salone la scala riprende a salire facendosi più stretta per portare alle camere da letto e ai locali di servizio: cucina, granai, dispense e così via. (..) (Nel 1756) Il de Martini, facoltoso artigiano, adegua l’edificio al suo gusto e ai tempi con alcuni interventi che fortunatamente si svolgono sul piano decorativo. (..) Una trasformazione più rilevante viene effettuata tra il 1826 e il 1828, per poter ricavare ulteriori alloggi da affittare. Il nuovo intervento ha intasato il cortile d’angolo e sono state attuate ristrutturazioni interne tra le quali la soppalcatura del salone”. (Testo tratto da Bagnasco M.G., Carnesecchi A., Il palazzo di Jacopo Spinola ai Quattro Canti: restauro e riuso di una dimora nobile genovese del ‘500, in Argomenti di architettura genovese tra XVI e XVII secolo, a cura di L. Grossi Bianchi, A. Boato, A. Decri, F. D’Angelo, Genova 1995, pp. 63-67).

storia

Le prime notizie risalgono al 1414 quando ivi vennero censite nella Cabella Possessionum due case medievali appartenenti a Marco ed Alessandro Spinola, del ramo di San Luca. Nel 1531 un radicale intervento sui vecchi immobili li trasformò in un solo palazzo. Il committente di questa innovativa ristrutturazione fu Jacopo Spinola q. Taddeo, come dimostrano le iniziali JS, scolpite sugli stipiti del portale d’ingresso su via della Posta Vecchia mentre, la data del restauro è stata ritrovata incisa su un capitello del cortile d’angolo. Nel 1570 il palazzo venne ereditato dal figlio di Jacopo, Taddeo, il quale però preferì trasferire la sua dimora in altre residenze. L’edificio ai Quattro Canti di San Francesco venne così dato in affitto, avviando quell’inesorabile lento declino a cui vennero sottoposti nobili domicili, declassati a case da reddito. Nel 1583 passa al figlio di Taddeo, Mario Spinola che continua con lo stesso tipo di conduzione avviata dal padre. Alla sua morte, avvenuta nel 1624, il palazzo fu venduto a Stefano de Nigro q. Stefano, secondo le disposizioni testamentarie dello stesso Spinola. Le tracce di questo edificio si perdono per un periodo di circa cento anni; (ad oggi, non sono emersi documenti di rilievo che coprano quest’arco temporale). L’archivio parrocchiale riporta che nel 1756 è abitato da Martino de Martini con la sua numerosa famiglia. In questo periodo, il palazzo visse un’ultima breve fioritura dal momento che venne acquistato dal de Martini, tornando ad essere la residenza del proprietario. Nei primi dell’800, un modesto intervento inaugura l’inizio della trasformazione da palazzo padronale a casa ad appartamenti. Nel 1812 venne acquistato dai Romanengo che abitarono la maggior parte dell’immobile mentre, una modesta porzione venne affittata. Nel 1871 passa alla famiglia Parodi che, ancora oggi, ne è proprietaria. L’edificio, da quel momento in poi, è stato frazionato negli attuali sette alloggi e sempre appigionato. (Testo a cura di Silvia Melogno, cfr. Bibliografia).

Il palazzo fu inserito nel sistema dei Rolli: 1588 (III) e 1599 (III).

decorazione

Si trovano numerosi riferimenti bibliografici relativi al famoso portale marmoreo prospiciente Via della Posta Vecchia. In particolare, fra i tanti, si ricordano il testo di L. Müller Profumo, Le pietre parlanti. L’ornamento nell’architettura genovese 1450-1600, Genova 1992, pp. 138-142 e quello di P. Boccardo, Per l’iconografia del «Trionfo» nella Genova del Rinascimento: i portali Doria e Spinola, in Studi di Storia delle Arti 4, Università di Genova Istituto di Storia dell’Arte, 1981-1982, Genova 1983, pp. 39-54; dove, inevitabilmente, il portale Spinola viene trattato assieme a quello Doria sito in via D. Chiossone, 1 sia per l’analogia del soggetto sia per la resa artistica.

Il portale Spinola presenta piedritti o stipiti riccamente decorati con candelabre e tondi con profili imperiali. Quest’ultimi sono collocati rispettivamente a metà e sulla sommità, in angolo con l’architrave. Le candelabre sono ulteriormente arricchite da putti alati musicanti o reggenti i suddetti tondi imperiali, raffigurati in coppia o singolarmente. Nell’architrave appare, al centro, il trigramma di Cristo (IHS), inserito anch’esso in un tondo affiancato da putti. Questi si ripetono lungo l’elemento orizzontale alternandosi a motivi vegetali a ventaglio. Appare quindi evidente la commistione tra elementi pagani e cristiani, tipica della cultura Umanistica, inoltre, inaspettata è la scelta dei soggetti raffigurati che si distaccano dalla tradizione locale per andare a ripescare un linguaggio culturale “peninsulare” assai più antico ed affermato. La sovrapporta con il Trionfo Spinola è però l’elemento corroborante dell’intera struttura. Vi appare centralmente il carro trionfale, trainato da centauri, sul quale campeggia l’emblema araldico, fiancheggiato da putti alati che lo sostengono. Vi sono, sempre rispettando una composizione simmetrica-centrale, figure di armati, seduti, che sostengono un ramo spinoso, allusivo all’origine del nome della famiglia e, infine, il cartiglio con la scritta: “Noli me tangere”. Per un approfondimento anche critico sulla rappresentazione della sovrapporta, si rimanda al sopraccitato studio di Piero Boccardo.

Il trionfo, in questo caso, assume una connotazione assai diversa e lontana dal modello classico del trionfo di età romana e si distacca anche dalle contemporanee rappresentazioni che rinviano alla medesima matrice classica. Luciana Müller Profumo, op. cit., p. 139, scrive: «ma “meraviglioso”, nel senso antico del termine, è l’apparire della sopraporta con il Trionfo, motivo inconcepibile in una città priva di un “signore”: e questa impossibile congiuntura testimonia il sostituirsi, al centro della sopraporta, alla consueta immagine dell’unico e assoluto personaggio trionfante, il blasone della casata».

Il portale è stato attribuito a Pace Gagini, fratello di Domenico, anche se non tutti gli studiosi concordano in merito (vedi, in particolare, Algeri G., La scultura a Genova fra il 1450 e il 1470: Leonardo Riccomanno, Giovanni Gagini, Michele D’Aria, in Studi di Storia delle Arti, Università di Genova Istituto di Storia dell’Arte, 1977, Genova 1977, p. 78 n. 34).

Non va dimenticato, nonostante la ricchezza di questa pregevole opera artistica, che essa si inserisce all’interno di una costruzione altrettanto rifinita, vi sono infatti, un gran numero di portali interni, tra cui quello commissionato a Gio. Pietro Passallo da Paolo Spinola (Alizeri 1873, pp. 63-64), cornici di finestre, cielini scolpiti, balaustre marmoree, volte a stella nel cortile e nelle scale, soffitti voltati e lignei nei saloni, colonne con capitelli pregevolmente scolpiti. (Testo a cura di Silvia Melogno, cfr. Bibliografia).

bibliografia

  • Algeri G., La scultura a Genova fra il 1450 e il 1470: Leonardo Riccomanno, Giovanni Gagini, Michele D’Aria, in Studi di Storia delle Arti, Università di Genova Istituto di Storia dell’Arte, 1977, Genova 1977, pp. 65-78 (in particolare p. 78 n. 34)
  • Alizeri F., Guida illustrativa del cittadino e del forestiero per la città di Genova e sue adiacenze, Genova 1875, p. 127
  • Alizeri F., Notizie de’ professori del disegno in Liguria dalle origini al secolo XVI, V, Genova 1873, pp. 18 e 63-64
  • Bagnasco M.G., Carnesecchi A., Il palazzo di Jacopo Spinola ai Quattro Canti: restauro e riuso di una dimora nobile genovese del ‘500, in Argomenti di architettura genovese tra XVI e XVII secolo, a cura di L. Grossi Bianchi, A. Boato, A. Decri, F. D’Angelo, Genova 1995, pp. 63-67
  • Bedocchi Melucci A., I ritratti “all’antica” nei portali genovesi del XV e XVI secolo, in Rivista di archeologia, XII, 1988, pp. 63-88, in particolare p. 75-76 (n. 15) e fig. 18
  • Boccardo P., Per l’iconografia del «Trionfo» nella Genova del Rinascimento: i portali Doria e Spinola, in Studi di Storia delle Arti 4, Università di Genova Istituto di Storia dell’Arte, 1981-1982, Genova 1983, pp. 39-54
  • Boccardo P., Per una mappa iconografica dei portali genovesi del Rinascimento, in La scultura decorativa del Primo Rinascimento – Atti del I Convegno Internazionale di studi – Pavia 16-18 settembre 1980, Viella – Roma 1983, pp. 41-53, in particolare p. 51
  • Castagna D., Pessino C.P. (a cura di), Nuova Guida storico – artistica di Genova, Genova 1970, p. 462
  • Cervetto L.A., I Gaggini da Bissone, Milano 1903, p. 88
  • Dellepiane A., I portali liguri, Genova 1967, p. 15
  • Gauthier M.P., Les plus beaux èdifices de la ville de Gênes et de ses environs, Paris 1832, tav. 84
  • Kruft H.W., Portali genovesi del Rinascimento, Firenze 1971, pp. 13-14 e tav. 34-35
  • Müller Profumo L., Le pietre parlanti. L’ornamento nell’architettura genovese 1450-1600, Genova 1992, pp. 138-142
  • Poleggi E. (a cura di), Una reggia repubblicana. Atlante dei palazzi di Genova 1576-1664, Torino 1998, p. 110
  • Poleggi E., Genova una civiltà di palazzi, Milano 2002, pp. 30-33
  • Poleggi E., Il rinnovamento edilizio genovese e i magistri Antelami nel secolo XV, in Arte lombarda, rivista di Storia dell’Arte, Anno XI – secondo semestre 1966, Atti del convegno internazionale “Premesse per un repertorio sistematico delle opere e degli artisti della Valle Intelvi”, promosso dalla “Magistri Intelvesi” e diretto da Maria Luisa Gatti Perer. Villa Monastero di Varenna, 1-4 settembre 1966, Milano 1966, pp. 53-68 (in particolare p. 59 e 66 n. 27)
  • Pomella G. (a cura di) fotografie di Tambuscio P., Palazzi dei Rolli, Genova 2003, p. 119
  • Tomasinelli F., Palazzo Jacopo Spinola in Arkos, supplemento al numero 7/2004, Il restauro dei Palazzi dei Rolli, (a cura di) G. Bozzo, C. Montagni, C. Pastor, G. Peirano, pp. 84-87

 

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