Il palazzo fu inserito nel sistema dei Rolli: 1576 (I), 1588 (II), 1599 (I), 1614 (I) e 1664 (I); proprio per la sua magnificenza, l’11 aprile 1589 vi alloggiò la duchessa di Lorena, la cui visita precedette quella eclatante della granduchessa di Toscana (informazione tratta da Poleggi E. (a cura di), Una reggia repubblicana. Atlante dei palazzi di Genova 1576-1664, Torino 1998, p. 20).

Nei suoi ventimila mc, vuoto per pieno, erano compresi tutti i servizi –vecchi e nuovi- che avevano fatto di queste case, autonome come piazzeforti, il modello abitativo da proporre ai concittadini del grande maestro fiammingo (Rubens). Così sappiamo, leggendo con attenzione le precise didascalie poste nelle tavole, che vi erano ben sette stanze per i servitori, cisterna, “volta da legna”, “caneva”, cantina, stalla, camera “per stalero”, granaio, dispense e dispensa per pane, due cucine e infine ben quattro vani destinati al bagno ed ai suoi annessi con acqua calda e fredda. Una vastissima distribuzione, sapientemente collocata nei fondi e nei due piani ammezzati, che circondava il salotto e le camere del pianterreno, oltre alle numerose camere con “retrocamera” e “sala” del piano maggiore; mentre il bagno ottagonale, in genere a pianterreno, si trovava qui nell’ammezzato sotto tetto affacciato piacevolmente sulla terrazza e sul giardino retrostante.
Una confortevole e spaziosa dimora dunque, nonostante la severità delle misure e la presenza declamatoria degli affreschi dipinti ovunque a celebrare la storia degli antenati, le virtù e le vittorie di Angelo G. e Giulio Spinola, avvicinate con accorta sapienza alle gesta degli antichi romani. (..) Da un testamento di Giulio Spinola, rinvenuto da Teresa Raggi de Marini, sappiamo finalmente che il progetto fu steso dall’architetto Giovanni Ponzello autore –sempre in Strada Nuova- dei palazzi di Baldassarre Lomellino (oggi Campanella) e, assieme al fratello Domenico, di Nicolò Grimaldi (Tursi). Era una soluzione non molto originale, che ci rimane documentata nei disegni pubblicati da Rubens, con cui si affrontava un grande tema compositivo come quello del “costruire in costa” posto per la prima volta a Genova da questa starda (..). Adottando una pianta tripartita, di chiara impronta alessiana e un prospetto (mai realizzato) di forte scansione architettonica, (..), l’architetto riuscì a superare il forte dislivello della colllina con due ali che racchiudevano però un cortile modesto (..). Si deve soltanto all’iniziativa di Giulio Spinola se, sullo scorcio degli anni ottanta, fu possibile raddoppiare il cortile in profondità scavando nel tufo e prolungandone le ali verso il giardino pensile, aggiungendo un secondo ninfeo a quello che chiudeva il cortile sottostante. Come si vede dall’affresco attribuito ad Andrea Semino, conservato in un salotto, e sui rilievi ottocenteschi del Gauthier e del Reinhardt, il palazzo acquistò quanto era possibile di grazie e di solennità proprio in quegli spazi retrostanti che accrescevano il meglio della “privacy” tra acque, verzure e lunghi cannocchiali panoramici sulla città e sul porto. (..) Completata nel 1592 la facciata con i poggioli in marmo e chiusa nel 1594 la grande impresa della decorazione affrescata, la casa di Giulio Spinola fu opportunamente trasferita nel 1599 dal secondo al primo “bussolo” degli edifici destinati ad accogliere i maggiori ospiti della Repubblica. (..)”. (Testo tratto da Boero F.M., Poleggi E., Raggi De Marini M.T., Circolo Artistico Tunnel, Genova 1987, pp. 42-50).
Si consiglia la visione del filmato Rolli Days Digital Week https://www.youtube.com/watch?v=P8BZsyucYZs&feature=emb_logo