opera di Francesco Fulvio Frugoni

L’opera, che fu ispirata dalle vicende personali di Aurelia Spinola di cui il Frugoni era confidente e padre spirituale, suscitò le ire di Onorato II, Principe di Monaco, tale da far guadagnare al Frugoni non solo l’esilio dal Principato e da Genova ma anche l’indignazione del pubblico; lo stesso autore la definì come «il debutto della disgrazia».

Copertina anteriore

«…L’esperienza vissuta in prima persona offre spunti e considerazioni per quest’opera che vuole celebrare in Aurelia, principessa di Francia secondo il martirologio gallicano, il mito della donna perseguitata ma nobile e pura. I genitori vogliono Aurelia sposa di Eluviano principe di Francia, ma il regno al quale aspira la giovane non è di questo mondo e per questo lascerà «lo sposo, la patria e i genitori». Per questo soffrirà e saprà macerare il proprio dolore; la penitenza serpeggerà sul volto «co’ suoi smortigni pallori», la modestia la ricolorirà «col bel vermiglio de’ suoi redivivi cinabri», e se con il digiuno saprà pascersi, si sfamerà «con la contemplazione dell’eterna vita». Non è difficile cogliere i motivi sensuali di questa religiosità molto passionale. L'»adorato suo crocefisso» e quell'»amabil costato del suo ferito amatore» richiamano le forti espressioni berniniane della S. Teresa, così come i monologhi rinviano alla teatralità sacra, se non alle prediche declamate nella settimana santa. Nell’emblematico conflitto fra bene e male, tipico del romanzo agiografico barocco, si può cogliere la visione drammatica del mondo con toni cupi e dolorosi…«. Interamente tratto da https://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-fulvio-frugoni_(Dizionario-Biografico)/ a cura di Gianfranco Formichetti.