Più che mai i rilievi del libro del Rubens sono necessari a ricostruire la volumetria e la successione degli spazi come furono progettate e realizzate nel palazzo di Antonio Doria. Del resto sottraendo mentalmente il piano sopraelevato e l’alto zoccolo sulla sede stradale, inserito nel secolo scorso, appare chiaro anche oggi che questo edificio, lontano dal fitto insediamento del centro storico, sfruttava tutta la ricchezza di spazi che offriva l’ambiente con una volumetria piana, di tipo lombardo.

La successione atrio-cortile obbedisce ad uno schema tradizionale, se si pensa che il dislivello fra l’uno e l’altro era di pochi gradini, e l’ampiezza del cortile era in rapporto diretto con una maggiore disponibilità di spazi e la necessità di aderire alle esigenze di prestigio di un tanto committente. L’inserimento dello scalone sul primo angolo a sinistra del loggiato inferiore, senza ricerca di centalità né di simmetria, non presenta alcuna novità che non sia l’ampiezza della scala stessa. Anche la distribuzione dei locali di rappresentanza, (..) obbedisce più ad un criterio di utilizzazione personale che ad un progetto colto, rispettoso della centralità. Il salone maggiore corrisponde infatti solo a tre degli assi di finestre centrali ed è nettamente spostato sulla sinistra (..), mentre l’altro asse da luce ad una sala contigua, anch’essa di rappresentanza ma di minori proporzioni. Il Bergamasco si firma nella versione personalissima delle crociere stellate (..); nel disegno di elegante geometria che incornicia gli archi (..); nel cartiglio con le maschere femminili di classica e sensuale bellezza apposto come un sigillo sul colmo degli archi; nei telamoni (..). E ancora prolunga l’asse atrio-cortile-giardino posteriore fino al ninfeo ora scomparso riprodotto nella pianta del Rubens e ancora in quella di primo ottocento del Gauthier.

La situazione dopo gli interventi degli Spinola è testimoniata appunto nella pianta del Gauthier dove sul lato occidentale del palazzo appaiono aggiunti dei locali adibiti a scuderia e deposito di carrozze e a cui si accedeva direttamente dal cortile posteriore. La pianta del Gauthier accenna, senza completarla, all’ala orientale aggiunta dagli Spinola e poi sacrificata alla realizzazione del tracciato di via Roma. Questo corpo di fabbrica è invece riprodotto con precisione nell’acquarello di D. Cambiaso intorno al 1850. L’abbassamento nel piano del vestibolo imposto dal nuovo livello stradale richiedeva una scala per superare il dislivello atrio-cortile con una bella soluzione di raccordo che però non è contemporanea al palazzo, mentre l’innalzamento di un piano ne aveva già profondamente modificato il volume. Gli Spinola di Lerma succeduti a quelli di San Pietro nella proprietà del palazzo, (..), lo arricchirono (di un teatro, con nome modesto di Sala Sivori). Questo teatrino, (..), appare ancora perfettamente conservato in una planimetria del palazzo di proprietà della Provincia datata 1925. Era situato al piano terra lungo tutto il fianco occidentale del palazzo fin sotto la seconda rampa dello scalone, con un ingresso ad uso domestico dal cortile ed uno pubblico dall’area della demolita Chiesa di S. Caterina.

(Testo tratto da Caraceni F. (a cura di), Palazzo Doria-Spinola (Prefettura), in Guide di Genova, n. 12, Genova 1976, pp. 8-12).