Palazzo di Pantaleo Spinola (1558-1564)

Denominazione Spinola: PALAZZO DI PANTALEO SPINOLA
Nome attuale: Palazzo Spinola Gambaro del Banco di Chiavari e della Riviera Ligure
Indirizzo: Via G. Garibaldi, 2 – Genova
Attuale/i proprietario/i: Banca Popolare di Lodi (ex Banco di Chiavari e della Riviera Ligure)
Stato di conservazione: ottimo
Visibilità: esternamente. L’interno è visitabile previa prenotazione telefonica (010 2765248), inoltre, in occasione di determinate manifestazioni culturali, viene aperto al pubblico su gentile concessione della proprietà (si ricorda, per esempio, l’evento “Invito a Palazzo”, organizzato dall’ABI –Associazione Bancaria Italiana- realizzato con le banche aderenti al progetto che si tiene annualmente il primo sabato di ottobre).
Anni di costruzione: dal 1558 al 1564
Architetto: Bernardo Spazio ed il maestro Gio. Pietro Orsolino

in breve

Denominazione Spinola: PALAZZO DI PANTALEO SPINOLA
Nome attuale: Palazzo Spinola Gambaro del Banco di Chiavari e della Riviera Ligure
Indirizzo: Via G. Garibaldi, 2 – Genova
Attuale/i proprietario/i: Banca Popolare di Lodi (ex Banco di Chiavari e della Riviera Ligure)
Stato di conservazione: ottimo
Visibilità: esternamente. L’interno è visitabile previa prenotazione telefonica (010 2765248), inoltre, in occasione di determinate manifestazioni culturali, viene aperto al pubblico su gentile concessione della proprietà (si ricorda, per esempio, l’evento “Invito a Palazzo”, organizzato dall’ABI –Associazione Bancaria Italiana- realizzato con le banche aderenti al progetto che si tiene annualmente il primo sabato di ottobre).
Anni di costruzione: dal 1558 al 1564
Architetto: Bernardo Spazio ed il maestro Gio. Pietro Orsolino

scheda

“La volumetria di questo edificio si inserisce in quella tipologia definita alessiana che distribuisce cinque assi di finestre su un corpo centrale e due laterali sporgenti. Il tetto a spioventi conclude il volume quasi cubico che comprende il pianterreno e un piano nobile, entrambi con mezzanini, separati da un alto marcapiano. La trattazione dei piani è semplice e rifiuta ogni indugio plastico e pittorico, ad esclusione del portale. Anche la distribuzione degli spazi interni è regolata da un concetto di elementare simmetria e di fruizione domestica, con atrio e sala a pianterreno sviluppati in profondità nel corpo centrale, cui corrispondono, raccordati dallo scalone laterale, la loggia e il salone più ampio del piano nobile. Un intervento seicentesco creava nell’atrio una seconda rampa simmetrica. I corpi laterali, oltre allo scalone a destra, racchiudono un’infilata di camere e salotti. Nel mezzanino, come si deduce dalla riproduzione del Rubens, erano situati la cucina, il tinello, la dispensa e la bocca della cisterna; nel secondo ancora tre camere e il bagno che aveva acqua calda e fredda corrente. Una sorte curiosa è toccata al cortile di questo palazzo. Non era stato previsto nel progetto originario perché le non vaste proporzioni dell’area lo sconsigliavano. Nella seconda metà del sec. XVII, quando venne prolungato sul lato a valle della strada, il palazzo acquistò un cortile ottagonale, circondato da un porticato che culminava in un ninfeo, ben visibile nella pianta e nella sezione longitudinale del Gauthier (1818). Ma il successivo intervento operato nel nostro secolo finì col riassorbire il cortile fra muri perimetrali e il soffitto creato da una terrazza a lucernari”. (Testo tratto da Caraceni F. (a cura di), Palazzo del Banco di Chiavari e della Riviera Ligure, in Guide di Genova, n. 4, Genova 1975, pp. 6-7).

storia

“Pantaleo Spinola, acquirente dell’area e committente della costruzione non poté vedere terminato il suo palazzo perché morì nel 1563, un anno prima del suo architetto. Dopo la vedova Battina Salvago, che curò il completamento della fabbrica, l’edificio fu ereditato dal genero Ettore Spinola di Tassarolo; all’epoca dei rilievi del Rubens (pubblicati nel 1622) era di Andrea Spinola dei signori di Arquata. Era ancora di proprietà Spinola quando acquistò un cortile ottagonale che richiese un prolungamento del lato a mare. Nel corso delle proprietà Cambiaso dalla fine del sec. XVIII, Giustiniani dal 1818, Gambaro dal 1844 il palazzo non subì sostanziali mutamenti. Il Banco di Chiavari e della Riviera Ligure lo acquistò nel 1923 destinandolo a sede dell’Istituto ed operando alcune trasformazioni richieste dalle esigenze del suo funzionamento, la più vistosa delle quali fu la ristrutturazione e copertura del cortile”. (Testo tratto da Caraceni F. (a cura di), Palazzo del Banco di Chiavari e della Riviera Ligure, in Guide di Genova, n. 4, Genova 1975, pp. 5-6).

Il palazzo fu inserito nel sistema dei Rolli: 1576 (I), 1588 (II), 1599 (I), 1614 (I) e 1664 (I).

decorazione

Piano terra, il lato a levante dell’edificio è occupato da tre sale. La prima, nell’angolo nord-est, tra via Garibaldi e piazza Fontane Marose, ha soffitto piano decorato con un quadro centrale raffigurate la Fine di Assalonne, segue l’altra sala, di dimensioni modeste, anch’essa a soffitto piano con quadro centrale di forma rettangolare con Susanna e i vecchioni, l’ultima, la più grande, sempre a soffitto piano ha nel riquadro centrale, il Giudizio di Salomone circondato da una decorazione a grottesche. Tutti questi affreschi sono opera di Giovanni Carlone che li eseguì intorno al 1630. I soggetti sono tratti da tematiche bibliche che rimandano, rispettivamente, al traditore punito, all’insidia scoperta ed alla corretta amministrazione della giustizia, in allusione a quanto stava allora accadendo nella Repubblica genovese, dilaniata da violente repressioni seguite dopo congiure politiche. Salone: la decorazione della grande volta a padiglione lunettata è opera novecentesca di Antonio Orazio Quinzio che vi rappresenta la Glorificazione della Nazione, attorniata dalle Arti Liberali, alla presenza della Vergine Immacolata e degli Angeli. Piano nobile: si compone di due sale a ponente, del salone centrale e di quattro salotti a levante. Il primo di questi, accessibile direttamente dalla loggia dove arriva lo scalone, collocato nell’angolo nord-est dell’edificio, presenta volta a padiglione con quadro centrale raffigurante l’Assedio ad una città fortificata, opera della bottega dei fratelli Semino. Segue, a fianco, uno stretto salottino, quasi un andito di passaggio però, riccamente decorato con un  Ratto delle Sabine, opera di Giovanni Battista Carlone. Proseguendo verso mezzogiorno, un altro salotto con volta a padiglione e riquadro centrale con Battaglia equestre, tratta da episodi di storia romana, così come i riquadri laterali, fra cui una Scena di trionfo. Gli affreschi di questa sala sono della bottega Semino, adornati con successive dorature. Nell’angolo sud-est, l’ultimo salotto di Giovanni Battista Carlone, è coperto da una volta a padiglione con, nel riquadro centrale, Coriolano in campo alla presenza della sua famiglia mentre, nei riquadri laterali, si hanno: l’Ambasceria fraudolenta di Tarquinio il Superbo, Lucrezia violata da Sesto Tarquinio, Lucrezia si uccide davanti al padre e al marito, Pero allatta il vecchio padre Cimone. In mezzeria, il maestoso salone con volta a padiglione, nel quadro centrale, Giano, assistito dalla Pace e da Ercole, offre a Giove le chiavi del suo tempio di Domenico Piola, il tutto supportato da un’illusionistica intelaiatura architettonica, opera del quadraturista emiliano Paolo Brozzi. I due pittori diedero vita ad una grande Allegoria della Pace (così viene anche definito l’affresco), bilanciata tra architetture e figure che bene convivono: Piola sapientemente dipinge le figure adattandole alle regole prospettiche che Brozzi traccia. Le pareti sono state adornate di stucchi in stile neoclassico, commissionati dai successivi proprietari, i Cambiaso, a Batolomeo Bernasconi e Girolamo Centanaro. Il primo salotto dell’ala di ponente, nell’angolo sud-ovest del palazzo, ha nell’ottagono centrale della volta a padiglione, la Sibilla che mostra l’immagine di Maria ad Augusto mentre, ai lati e negli angoli, vi sono Allegorie delle Virtù e delle Stagioni, di Domenico Piola. L’ultimo salotto, opera dei fratelli Calvi, pone centralmente un Episodio di storia romana a cui sono ispirati anche i riquadri laterali, fra cui Marco Curzio che precipita nella voragine e Muzio Scevola davanti a Porsenna. (A cura di Silvia Melogno, cfr. Bibliografia).

bibliografia

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  • Alizeri F., Guida illustrativa del cittadino e del forestiero per la città di Genova e sue adiacenze, Genova 1875, pp. 206-210 (“Palazzo Gambaro”)
  • Bartolini C., Palazzo Spinola Gambaro, Genova 2004
  • Bozzo G., Genova Palazzo Spinola Gambaro Banco di Chiavari e della Riviera Ligure, Genova 2000
  • Caraceni F. (a cura di), Palazzo del Banco di Chiavari e della Riviera Ligure, in Guide di Genova, n. 4, Genova 1975
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  • Poleggi E. (a cura di), Guide di Architettura. Genova, Chieri (To) 1998, p. 69
  • Poleggi E. (a cura di), Una reggia repubblicana. Atlante dei palazzi di Genova 1576-1664, Torino 1998, p. 182
  • Poleggi E. e F. (a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova 1974, p. 158 (“Palazzo già del quondam Benedetto Spinola”)
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  • Pomella G. (a cura di) fotografie di Tambuscio P., Palazzi dei Rolli, Genova 2003, p. 35
  • Ratti C.G., Instruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura, scultura ed architettura, Genova 1780, pp. 288-291 (“Palazzo della Sig. Benedetto Spinola”)
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  • Rubens P.P., Palazzi di Genova, Antwerp 1622 (e 1652), (“Palazzi Moderni: Palazzo del Sig.r Andrea Spinola”)
  • Torriti P., Tesori di Strada Nuova la Via Aurea dei genovesi, Genova 1970, pp. 52-66
  • Vagnetti L. (a cura di), Genova, Strada Nuova, Genova 1970, pp. 125-136
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