Abbazia San Nicolo’ Del Boschetto (XIV secolo)

Opera Don Orione

Via del Boschetto, 29 – Genova Cornigliano

Sito: http://www.abbaziadelboschetto.org/

Immagini su gentile concessione della Provincia Religiosa S.Benedetto di Don Orione

Nell’Abbazia si trovano: il sepolcro del Doge Battista Spinola, la tomba con lapide commemorativa di Giovanni Battista Spinola, primo Duca di San Pietro, quella della sua consorte Maria Spinola e del loro secondogenito Filippo, Principe di Molfetta. Si conservano, inoltre, per questi ultimi due personaggi, i relativi cuscini tombali. La Sala Capitolare del Convento venne infine eretta per volere di Battista e Domenico Spinola.

in breve

ABBAZIA SAN NICOLO’ DEL BOSCHETTO – Opera Don Orione

Via del Boschetto, 29 – Genova Cornigliano

Sito: http://www.abbaziadelboschetto.org/

Immagini su gentile concessione della Provincia Religiosa S.Benedetto di Don Orione

Nell’Abbazia si trovano: il sepolcro del Doge Battista Spinola, la tomba con lapide commemorativa di Giovanni Battista Spinola, primo Duca di San Pietro, quella della sua consorte Maria Spinola e del loro secondogenito Filippo, Principe di Molfetta. Si conservano, inoltre, per questi ultimi due personaggi, i relativi cuscini tombali. La Sala Capitolare del Convento venne infine eretta per volere di Battista e Domenico Spinola.

scheda

DEGLI SPINOLA ALL’ABBAZIA DI SAN NICOLO’ DEL BOSCHETTO

Trascrizione della lapide del Doge Battista Spinola:

D.O.M. BAPTISTA SPINOLA THOMAE FILIUS, OB VIRTUTEM PERPETUO HONORUM CURSU TOTI CIVITATI PERSPECTAM, ALTERA RECUPERATA LIBERTATE GENUENSIUM DUX CREATUS, BIENNIUM REMPUBBLICAM BENE ET FELICITER GESSIT. MOX ANNO MDXXXIX, III KALENDAS SEPTEMBRIS, AETATIS VERO SUAE SEXAGESIMO VI, BELFORTI QUOD OPPIDUM EIUS ERAT, VITA DEFUNCTUS, HIC UNA CUM THOMASINA PRIORE CONIUGE QUIESCIT.

Traduzione:

«A Dio Ottimo Massimo – Battista Spinola, figlio di Tommaso, per la virtù manifestata a tutta la città durante l’intero corso delle sue cariche, creato Doge, il secondo dalla recuperata libertà dei Genovesi, per un biennio governò la Repubblica bene e felicemente. Appena morto nell’anno 1539, il 30 di Agosto, all’età di 66 anni, a Belforte*, che era suo feudo, (fu sepolto) qui (ove) riposa insieme con la prima moglie Tomasina».

*Belforte Monferrato, feudo degli Spinola di San Luca, il Castello diventò Cattaneo nel 1600, quando l’unica erede Spinola andò sposa ad un Cattaneo. Oggi è ancora di proprietà degli eredi, i Marchesi Cattaneo-Della Volta.

La figura del Doge Battista Spinola è già stata analizzata all’interno del sito, in questa sede, invece, si fa cenno alla sua vita privata e famigliare.

Figlio di Tomaso Spinola del ramo di San Luca, Signore di Belforte Monferrato e di Giacomina Doria. Nacque nel 1472. Viene ricordato per la sua onestà, valore e prudenza, per essere stato tra i 12 Riformatori nel 1527 e, come tale, per aver dato le Leggi della Repubblica di Genova.

Ebbe due mogli, la prima Maria de Marini dalla quale ebbe un’unica figlia, Perinetta che sposò il Magnifico Luca Grimaldi di Gerolamo; la seconda, fu Tomasina Lomellini, (come riporta l’iscrizione, sepolta con il marito), dalla cui unione nacque una sola figlia, Luigia che andò sposa a Gerolamo Doria che, dopo la morte della consorte, divenne Cardinale di Santa Chiesa.

Le cronache riportano che la seconda moglie del Doge Tomasina, dopo aver dato alla luce la figlioletta Luigia, si abbandonò ad un idillio platonico ma non carnale che la portò al suicidio; di ciò scrisse Jean d’Auton, storiografo di Luigi XII, in un suo poemetto.

Nell’Abbazia di San Nicolò del Boschetto è possibile trovare, oltre al sepolcro del Doge Battista Spinola, la tomba con lapide commemorativa di Giovanni Battista Spinola, primo Duca di San Pietro, quella della sua consorte Maria Spinola e del loro secondogenito Filippo Spinola, Principe di Molfetta. Si conservano, inoltre, per questi ultimi due personaggi, i relativi cuscini tombali, di recente ritrovamento. La tomba del Doge si trova davanti all’ingresso della cappella di San Benedetto, nella navata di sinistra, le altre tre sono nella Cappella della Madonna, che chiude la navata destra della chiesa. Essa è nota anche come cappella del Doge Giovanni Battista Lercari per divenire, dopo poco, mausoleo Lercari-Spinola.

(1). Stefano Lercari figlio di Giovanni Battista Lercari (Doge dal 1563 al 1565), attentò alla vita dell’ormai anziano Luca Spinola, ex Doge  e per questo motivo fu condannato a morte. Egli morì il 19 febbraio 1567, all’età di 26 anni.

(2). Giovanni Battista Spinola primogenito di Giovanni Maria Spinola del ramo di San Luca e di Pellina Lercari, nipote del Doge Giovanni Battista Lercari. Fu il primo Duca di San Pietro nel Salento, così come scritto nella sua targa commemorativa.

Traduzione:

«A Dio Ottimo Massimo. E’ qui sepolto Giovanni Battista Spinola che, insigne per la grandezza della virtù al di sopra della stessa antica nobiltà di stirpe, fu da Filippo Re delle Spagne (Filippo III) nominato Duca di San Pietro nel Salento (Galatina, Lecce). La Patria dapprima lo prepose a una flotta di triremi, poi lo designò ambasciatore alla corte imperiale. Alle prime avvisaglie di una terribile guerra fu mandato ambasciatore a Filippo IV, nella Spagna a lui ben nota, perché facesse uso della sua prudenza e delle sue risorse finanziarie. Infine chi la morte prematura sottrasse ai sommi onori (dogato), brilla con più elevata fortuna per la rispecchiata virtù, nell’anno della salute 1634. La moglie Maria Spinola al coniuge carissimo, il figlio Giovanni Maria all’ottimo padre fecero».

Il ducato di San Pietro in Galatina nel Salento fu dato allo Spinola dal Re spagnolo Filippo IV in cambio del suo aiuto finanziario e militare. I Reali di Spagna avevano adottato il sistema di pagare i servigi a loro prestati tramite titoli e feudi. Si ricorda, in proposito, la Villa di Sampierdarena, ancora oggi è chiamata “Villa Spinola di San Pietro” proprio dal titolo assunto da Giovanni Battista dove, si conserva un intero ciclo di affreschi dedicati all’esaltazione del casato Spinola legato a quello Lercari. Era infatti, espressa volontà di Giovanni Battista ricordare l’ascendenza materna da Pellina, dal nonno Giovanni Battista Lercari e quella della moglie, Maria Spinola come sorella del grande condottiero Ambrogio Spinola.

(3). Agostino Spinola fratello di Giovanni Battista, diventerà monaco benedettino del Boschetto.

(4). Maria Spinola moglie di Giovanni Battista Spinola e, come già detto, sorella di Ambrogio Spinola, morì nel 1649. Fu sepolta qui, nella Cappella della Madonna senza alcun epitaffio marmoreo a ricordarla. Si conserva però, il suo cuscino tombale in piombo con sopra incisa la seguente scritta: «Maria Spinola Duchessa di San Pietro morta il 15 agosto 1649».

(5). Gio. Filippo secondogenito di Giovanni Battista Spinola e di Maria Spinola morì nel 1660, fu sepolto insieme ai genitori. E’ chiamato secondogenito perché tale era nei diritti di successione in quanto gli altri o erano femmine o religiosi, per esempio, il monaco Domenico. Anch’egli, come la madre, non ebbe epitaffio marmoreo ma il cuscino tombale di piombo, con la seguente scritta, qua tradotta: «(…) il corpo come prezioso tempio dell’anima. Giovanni Filippo Spinola, Principe di Molfetta, figlio secondogenito di G. Battista, Duca di S. Pietro in Galatina, a cui la grazia celeste, in morte, concesse, ricchezze maggiori di quelle che in vita gli avevano concesso, in pari misura, la fortuna, la natura, la virtù e la gloria. Rese invidiabile dagli altri un’odiosa morte subita piamente. (…) 9 ottobre 1660».

Gio. Filippo sposò la nipote Veronica, figlia di sua sorella Pellina e di Luca Spinola Principe di Molfetta da cui ereditò il titolo (vedi nota 7) oltre ad essere già, Duca di San Pietro.

(6). Pellina figlia di Giovanni Battista Spinola, I Duca di San Pietro e di Maria Spinola, sorella di Gio. Filippo, sposò nel 1625 Luca Spinola Principe di Molfetta († 1657). Quest’ultimo è ricordato per essere stato il pronipote del Doge Luca Spinola, già citato nella nota (1).

(7). Veronica figlia di Luca Spinola Principe di Molfetta e di Pellina Spinola, nacque nell’anno delle nozze dei genitori (1625) e sposò lo zio Gio. Filippo. Dopo la morte del marito attese dieci anni poi, si ritirò a vita privata in San Francesco da Paola. Aveva infatti ottenuto il patronato (1669), con diritto di sepoltura, del coro della chiesa nel medesimo monastero. Lì fu sepolta, insieme al figlio Francesco Maria.

– Principale fonte bibliografica per quest’ultimo paragrafo:

Bonzano U., Il Principe di Molfetta Gio Filippo Spinola, Nuova Editrice Genovese, Genova 2007

Si riporta, infine, la traduzione dell’epigrafe commemorativa che ricorda i fondatori della Sala Capitolare dell’Abbazia.

«Il celeberrimo cittadino Battista Spinola, notabile della città e l’illustre suo fratello Domenico, figli del defunto Giorgio*, insigni per la provata nobiltà, fecero costruire questa sala capitolare con donazione spontanea, spinti da pia devozione verso il Cenobio e l’Ordine Benedettino. 16 Luglio 1470».

Le chiare parole dell’epigrafe fugano ogni dubbio sul fatto che questo Battista Spinola di Giorgio, non è lo stesso Battista sepolto all’interno della Chiesa.

La data effettiva di costruzione del Capitolo non è quella riportata dalla targa, bensì anteriore, intorno al 1455, anno in cui si procedette alla realizzazione dell’altare di San Giovanni Battista all’interno della Chiesa, donato dagli stessi fratelli Spinola.

L’iconografia soprastante la scritta raffigura la Vergine tra San Nicola Vescovo (a sinistra) e San Benedetto Abate (a destra), i due Santi patroni del Monastero.

storia

  • Una prima cappella, dedicata a San Nicolò, venne innalzata nel 1311 per volere di Magnone Grimaldi e nel 1312, i Grimaldi divennero patroni della stessa, in conformità alle disposizioni dell’allora Papa Clemente V
  • Nel 1410 la chiesetta venne affidata ai Benedettini, i quali dopo aver ottenuto, nel 1415, da Papa Martino V conferma della donazione fatta dai Grimaldi, la trasformarono in Chiesa conventuale, consacrata nel 1502
  • Si avviò così un grande processo edilizio che trasformò la piccola cappella in monastero. Risale a questo periodo (metà del XV secolo) il cambio di intitolazione dell’originaria cappella di San Nicolò ora, dedicata a San Benedetto
  • Il monastero ricevette cospicue donazioni dalle più grandi famiglie genovesi ed in particolare, Grimaldi, Spinola, Doria e Lercari tanto che molti dei loro esponenti lo scelsero come luogo di sepoltura
  • Nell’Abbazia trovarono riposo le spoglie di ben tre Dogi fra cui, Battista Spinola
  • In età barocca e soprattutto nel 700, l’Abbazia subì rilevanti trasformazioni e abbellimenti
  • La decadenza del monastero ebbe inizio con la guerra di successione austriaca durante la quale il Boschetto divenne sede delle truppe stanziate in Val Polcevera
  • Nel 1748, finita la guerra, i monaci tornarono al Boschetto, trovandolo gravemente saccheggiato e danneggiato
  • Nel 1798, l’Abbazia fu dapprima risparmiata dalle leggi soppressive della Repubblica Democratica Ligure ma nel 1810, venne espropriata in conseguenza del decreto napoleonico di confisca dei beni ecclesiastici. Il complesso venne messo così all’asta con conseguente razzia di tutte le opere d’arte lì contenute
  • Dopo vari tristi passaggi, nel 1912 ritornò ai Benedettini ma l’Abbazia venne definitivamente soppressa nel 1939 anche se conservò la loro presenza fino al 1958
  • Dal 1960 fino ad oggi, il complesso è dell’Opera Don Orione

Per maggiori informazioni, vedi il sito:http://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia_di_San_Nicol%C3%B2_del_Boschetto

decorazione

La decorazione della Chiesa ed in generale, del complesso monastico, insieme alle meravigliose opere d’arte lì contenute, vennero gravemente danneggiate e saccheggiate o meglio, razziate, a partire dalla guerra di successione austriaca. Oggi rimane lo spettro dello splendore di un tempo ma, comunque non si può che rimanere meravigliati ed estasiati di fronte al profondo senso di religiosità che questo luogo emana.

Una veloce descrizione artistica del complesso è possibile trovarla in:http://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia_di_San_Nicol%C3%B2_del_Boschetto

In questa sede si preferisce fare solo un cenno alla Cappella della Madonna in quanto, Mausoleo Lercari-Spinola.

Ciò che colpisce maggiormente di questa Cappella è la cancellata marmorea, opera presunta di Gian Giacomo Paracca da Valsoldo; così ne scrivono Parma E., Pesenti F. e Lopez Torrijos R. in Il secolo d’oro dei genovesi: il Cinquecento in AA.VV., La scultura a Genova e in Liguria, dalle origini al Cinquecento, Volume I, Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, Genova 1987, p. 336: «La cappella è chiusa da una superba cancellata marmorea, databile al terzo quarto del secolo, una delle poche cinquecentesche conservate. Essa presenta lastre inferiori decorate con putti fitomorfi ad altorilievo concluse da balaustrini architravati, posti ai lati di un monumentale portale in marmo sul cui architrave sta al centro un prezioso Crocefisso marmoreo affiancato da due statue della Vergine e di S. Giovanni, gruppo assai vicino a quello del Valsoldo sul portale posteriore di Santa Zita».

Gli affreschi della cappella attribuibili, secondo alcuni, ai fratelli Lazzaro e Pantaleo Calvi, secondo altri, a Perin del Vaga, sono così descritti (ibidem): «La volta è decorata da affreschi, in pessime condizioni di conservazione, con la Creazione al centro, i profeti Noè, Abramo, Geremia e Isaia ai lati e nelle lunette storie della vita della Vergine. Sulle pareti laterali sono affrescati due sarcofagi monumentali sullo sfondo di finte nicchie sotto cui stanno le lapide dedicatorie di Giova Battista e del figlio Stefano».

bibliografia

  • Bonzano U., Il Principe di Molfetta Gio Filippo Spinola, Nuova Editrice Genovese, Genova 2007
  • Bonzano U., Il reliquiario e l’altra sagrestia di San Nicolò del Boschetto, Nuova Editrice Genovese, Genova 1998
  • Bonzano U., Masi G., Vallauri S., San Nicolò il Santo del Boschetto, Piero Baroni editore – Compagnia dei Librai, Genova 1998
  • Bonzano U., Masi G., Vallauri S., Antica Abbazia San Nicolò del Boschetto, Scuola Litografica Don Orione, Piacenza 1996
  • Levati P.L., Dogi Biennali di Genova dal 1528 al 1699, Genova 1930; (per quanto riguarda il Doge Battista Spinola e Luca Spinola)
  • Brochure Abbazia di San Nicolò del Boschetto a cura dell’Opera Don Orione
  • Parma E., Pesenti F. e Lopez Torrijos R. in Il secolo d’oro dei genovesi: il Cinquecento in AA.VV., La scultura a Genova e in Liguria, dalle origini al Cinquecento, Volume I, Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, Genova 1987, p. 336

 

Categorie di repertorio

Esterni

Chiostro

Sala Capitolare

Sepolcro del Doge Battista Spinola

Cappella della Madonna o Mausoleo Lercari Spinola

Cuscini tombali di Maria e di Gio Filippo Spinola